Dischi LOWLOW “Redenzione”

l’album d’esordio del giovane rapper della Sugar

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Anticipato sul web da 12 milioni di views per il primo singolo “Ulisse”, esce il 13 gennaio “Redenzione” l’album d’esordio del giovane, talentuoso e dissacrante lowlow, il primo rapper ad entrare nel roster Sugar.

 

Romano, classe 1993, vero nome Giulio Elia Sabatello, lowlow è cresciuto con i miti di Eminem e Muhammad Alì e ha esordito a soli 13 anni sulla scena romana distinguendosi nelle gare di freestyle con quelle che ancora oggi sono le sue caratteristiche principali: un flow fuori dal comune, testi forti e mai banali, immagini cinematografiche e d’enorme impatto emotivo.

Da sempre i testi di lowlow e il suo stile sono un modo per liberarsi di una sorta di violenza che può prendere la forma di rabbia, provocazione, affronto, esaltazione, spocchia, odio, a seconda dell’esigenza. Ma non solo, perché tutte queste tinte forti creano un dualismo con altri due aspetti fondamentali di lowlow: da una parte lo spaesamento, l’inquietudine, l’angoscia e quindi la fragilità della sua generazione e, dall’altra, una serie di riferimenti culturali trasversali e non proprio comuni per un ventenne - per giunta rapper - capaci di lasciare un segno nell’ascoltatore per il cortocircuito che creano con gli stereotipi.

 

“Redenzione” è un album che arriva dopo i successi di lowlow con Honiro Label e la partecipazione, insieme a tutti i pesi massimi della scena italiana, alla colonna sonora del film Zeta di Cosimo Alemà, con il pezzo La solitudine del numero 1. In “Redenzione”, grazie alle produzioni musicali firmate da Fausto Cogliati, rispetto a questa prima parte della sua carriera, c’è un netto salto di qualità nella scrittura: lowlow parla alla sua generazione, a cui dà voce, ma si fa capire bene anche dai più grandi, caratteristica non così scontato per un rapper.

 

lowlow porta il linguaggio del rap su un altro livello in cui la schiettezza non si affida semplicemente al gergo ma rimpasta riferimenti “alti” e “bassi” di un bagaglio culturale composito come può esserlo quello di un ragazzo cresciuto negli anni duemila. Così Shakespeare, Dante o Italo Calvino si ritrovano in storytelling animati da malessere e desideri della Generazione Y, tra selfie ritoccati, pastiglie, Xanax, tentativi di suicidio o rapine, ma anche vizi, sballi, modelli “swag” e citazioni di Rick Owens.

 

Se il rap si è affermato come la “voce dei senza voce”, lowlow spara e urla rime per affermarsi ma, volenti o nolenti, sempre a nome dei suoi coetanei, che evidentemente hanno trovato nelle rime a tempo il loro modo di esprimersi e farsi notare.

“Redenzione” è un album pieno di sfumature e di possibili letture, frutto di una personalità complessa come può esserlo solo quella di un giovane millennial abile a raccontare con veemenza il suo mondo.

 

L'unico featuring di Redenzione è quello di Marianne Mirage, ulteriore tratto che distingue lowlow dai cliché dei rapper, che spesso ospitano varie voci nei lori dischi.

 

 

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