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NAZIONALE, 08 March 2010

Teatro Molfetta. Giovedi 11 Marzo ore 20.30. SEQUESTRO ALL'ITALIANA

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Nuovo appuntamento con
Rassegna ALCHIMIA DEL TEATRO


Giovedi 11 Marzo ore 20.30
c/o Teatro S. Filippo Neri
Via Mascagni - Molfetta

TEATRO MINIMO
in
SEQUESTRO ALL'ITALIANA


di Michele Santeramo
con Michele Sinisi e Vittorio Continelli


info e prenotazioni 3403495018/3474061553

Sequestro all'Italiana è la storia di un fallimento: volevamo lavorare sul "candore" e siamo arrivati a mettere in scena il suo opposto.
Non descriviamo l'attualità, che è troppo veloce perché uno spettacolo teatrale possa starle dietro. Il tentativo è di mettere in scena i tipi umani da cui scaturisce questa attualità, sempre diversa nei suoi esiti, ma determinata da vizi antichi. Negli ultimi tempi riviste specializzate, quotidiani, mezzi di informazione, sulla base di interessi economici, politici e scientifici, pubblicano servizi sulle raffinatissime tecniche di analisi genetica. Si sta cercando di costruire una banca dati del DNA di un gruppo di persone sempre più vasto sull'intero pianeta terra. Già ora, grazie ai dati immagazzinati dalle ricerche sin qui condotte, è possibile ricostruire gli spostamenti di massa degli uomini del passato. Ma l'evoluzione non è solo un fenomeno del passato. I geni sono in continuo mutamento, sono (tecnicamente) premiati dalla selezione naturale, regolano il nostro adattamento alle malattie, al clima, alla esposizione al sole e anche al pensiero politico.
Oggi, ci sembra, i geni si sono modificati per premiare secondo logiche definite oscure ma che sono invece luminosissime; dalla legge del più forte a quella del più furbo, in un tempo in cui furbizia e intelligenza non si stringono nemmeno la mano.
L'attualità, ancora l'attualità, ti fa avere a che fare con gente che dimentica, rimanda, fa finta di niente; questo, nel migliore dei casi. Non è una colpa politica, è una condizione delle persone.
Corrado Alvaro ha scritto un articolo su un fatto di cronaca accaduto ad Andria nel secolo scorso. In quell'articolo, l'uccisione delle sorelle Porro, viene fuori un affresco della città, del vivere in comunità, a dir poco inquietante.
Come al solito, guardiamo al particolare per tentare uno sguardo sul tutto. Partiamo dal fatto locale per descrivere un comportamento, un bisogno, una necessità, che sono riscontrabili ovunque.
Si può fare qualunque cosa, macchiarsi di qualunque crimine, ma basta poi convocare una televisione, per dire "chiedo scusa" in primo piano. Ve lo ricordate, no? Un uomo entra in una scuola materna e sequestra una classe di bambini perché vuole assolutamente parlare col sindaco. Non ha parlato con lui, ma ha rilasciato un'intervista.
La nostra è la messa in scena di un sequestro. All'italiana però. La coppia di maschi di questa storia ha deciso ed è stata indotta ad essere protagonista di un fatto di cronaca significativo: tengono in ostaggio una classe in un aula di una scuola. È una farsa. E forse è questo il problema. Ci sono tratti determinati da quel DNA, che non fanno prendere sul serio nemmeno le tragedie. Che questa sia una maniera sbagliata di morire senza coscienza, o giusta di sopravvivere leggermente, è una considerazione che lasciamo allo spettatore.
Dopo il lavoro fatto su MURGIA (CARTOLINA DI UN PAESAGGIO LUNGO UN QUARTO) teatro minimo ritorna sul tentativo di fotografare il proprio territorio di appartenenza.

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