Torino News

TORINO, 26 November 2014

Teatro s-Figura seduta s-Dice Martedì 16 dicembre 2014 Teatro Gobetti di San Mauro torinese

Ore 21.00

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Giunge al suo quarto appuntamento il lavoro di CieLaBagarre, con la ricerca di Erika Di Crescenzo, sull’oscenità. La quarta tappa: s-Figura seduta s-Dice, trae spunto dall’opera: Seated Figure (Figura seduta) titolo di un quadro di Francis Bacon del 1961, opera che ritrae la figura di un uomo, accomodata, o forse sarebbe meglio dire “incastrata”, in un salotto borghese che appare contorta, rigida, a disagio.

 

Ispirandosi a questo quadro dell’artista inglese, Erika Di Crescenzo firma un nuovo capitolo della sua ricerca sul tema dell’osceno, inteso come ciò che va oltre l’abitudine, che provoca lo sguardo in direzioni sconosciute. In questa nuova tappa, è l’oscenità del potere ad essere presa di mira: interrogata da un personaggio che punzecchia le convenzioni, ammicca sul limite di argomenti indicibili, suggerisce ed invita ad alzare il velo di un comportamento falsamente etico.

 

La “figura seduta” di Erika veste i panni e la sontuosa parrucca fulva della Regina Elisabetta I, ma ha l’animo di un Fool, di un Matto di Corte. Per questo non può rimanere immobile, contorta e fremente come il ritratto di Bacon, ma si agita, fa rumore e straparla.

 

(S)dice e così facendo, irrimediabilmente, (s)figura, provocando, se non un terremoto, almeno un tremito nei comodi equilibri dell’abitudine. E di cosa straparla? Di mafia internazionale, di servizi segreti, dell’oscena ipotesi di un super governo occulto, di opinione pubblica e maxi-processi, di reati e pena di morte.

Danzando su una traccia sonora che vola dalla grottesca testimonianza di Totò Riina all’anacronistico cerimoniale dei Windsor, dalla controversa intervista al figlio di Bernardo Provenzano a un inquietante tutorial per l’eliminazione “ecologica” delle talpe da giardino…

Che sia questa l’unica via all’azione concessa? La domanda – la stessa di Amleto - rimane aperta: agire o non agire, rispondere con violenza alla violenza?

L’ultima versione di s-Figura seduta s-Dice, che viene presentata al Teatro Gobetti di San Mauro torinese il 16 dicembre p.v., è stata integrata e ha una durata di 40 minuti.

 

APPROFONDIMENTI

"TENTATIVI VERGINI DI OSCENITA': GUARDA"

La negoziazione tra attore e platea. 

 

Osceno è l’altrove sconosciuto, ciò di cui si avverte la mancanza, inspiegabile. Osceno è il teatro. Osceno è il luogo a cui non siamo abituati, etimologicamente ob-scaenum indica il fuori scena (sono molteplici i riferimenti a Carmelo Bene, Pessoa, Bacon): uno spazio metafisico fuori dall’abitudine, difficilmente definibile, un luogo della coscienza, dell'inconscio, l'io-dio, l'essere, l'esser-ci, il non esser-ci, la mancanza, la perdita, la mutilazione. Un arto mancante è osceno. È osceno perché provoca lo sguardo in direzioni sconosciute, non raccontabili perché non sono più nel quadro, ma al di là di esso. Un luogo che non si vede ma c’è, perché esiste nella coscienza. Osceno è oltre l'intelletto, è ciò che sta fuori dall'io vigilante e che l'io acquisisce tramite un processo di esilio dalla convenienza. Un percorso di abbandono della mente e approfondimento della percezione del sé, dell’altro e dell'altrove. Il mondo esterno che diventa io. Con un movimento contrario a quello dello sguardo, è la realtà che penetra nell'intimo. "Io imparo a vedere" - scrive Rilke.

 

“TENTATIVI VERGINI DI OSCENITÀ: GUARDA è, - spiega la Di Crescenzo -  soprattutto una ricerca di gioia, di stato di grazia che supera l’abitudine alla miseria. È un atto universale contro la tirannia della legge morale, che condanna l'uomo entro i limiti di un comportamento falsamente etico, che svilisce l'orgoglio della vita, riducendo l'io all'altrui volontà. È il ribaltamento. È l’eccesso, la felicità dell'eccesso, lo smembramento della personalità, l’io che si fa d-io. Fino all'esaltazione mistica. Con queste premesse, - prosegue Erika Di Crescenzo - TENTATIVI VERGINI DI OSCENITÀ: GUARDA, è una ricerca di attenzione, di libertà, e di equilibrismi. La vertigine dell’ascesi è la stessa del brivido del precipizio e si muove in due direzioni contemporaneamente, verso l’alto e verso il basso. Il campo di battaglia è la quarta parete, la linea di confine, il limite tra essere e rappresentare, è il precipizio, il buio – l’andare a buio. Tra la prima fila e il bordo del palcoscenico. Tra scena e osceno”. conclude la Di Crescenzo“Sull’orlo della tomba danzava la sua commedia con una gioia che gli impediva di scorgere il baratro” – diceva George Bataille -.

 

Il linguaggio e le tecniche di riferimento della ricerca sono quelle legate alla performance: un gioco di sponda tra mente e corpo che si muove oltre la grammatica del noto, e che aspira a riconfigurare mondi paralleli addormentati alla quotidianità.

I lavori di Erika Di Crescenzo sono un’esplorazione dell’umana condizione. Rappresentano un non-luogo poetico, impulsi alla disgregazione, tra evasioni, eccessi e depositi pacifici, tra smarrimento ed estasi.

 

 

Il lavoro di ricerca sull’osceno di Erika Di Crescenzo, parte nel 2013, con la prima messa in scena, nel mese di settembre a Genova, di: "CLARA FALLS IN LOVE - DELLE IRONICHE CADUTE DI STILE" prima performance che ha indagato l'oscenità, nell’ambito delle cadute metafisiche in seguito all'innamoramento.

La seconda tappa è stata Udine, nel marzo del 2014 con "TENTATIVI VERGINI DI OSCENITA': GUARDA" dove ha indagato l’oscenità della mancanza. Il terzo lavoro è stato presentato alle Officine Caos di Torino, sempre a marzo 2014, con: “TENTATIVI VERGINI DI OSCENITA’ 2”, dove ha indagato l’oscenità della forma, tra corpo-oggetto e corpo-umano.

 

 

CREDITS

(s)Figura seduta e (s)Dice

di e con Erika Di Crescenzo

Produzione Cie La Bagarre www.cielabagarre.com / Centro Daiva Jyoti

in collaborazione con StalkerTeatroRebis Production

Durata 40 min.

Musiche  God save the Queen, Cramer studio n. 1, La Sonnerie de Sainte Geneviéve du Mont à Paris, Land and Hope of Glory London Philharmonique Orchestra, Sveglia Militare Italiana, Herbie Hancock – Chameleon, Mozart - Rondo in Major K485.

Voci da youtube “Deposizione di Totò Rina ascoltate BENE cosa dice”, “Trattative stato-mafia, il figlio del boss Bernardo Provenzano parla per la prima volta in tv”, “The Queen’s arrival at the Funeral of Diana Princess of Wales”, “Le talpe-come non averle come non ammazzarle”, “The Queen and The Duke of Edinburgh travel from Buckingham Palace to Westminster Abbey.

Fotografie Serena Borgia.

 

COMPAGNIA LA BAGARRE

La Compagnia La Bagarre opera nel campo della ricerca teatrale dal 2011, sotto la direzione di Erika Di Crescenzo. Si avvale della collaborazione di numerosi professionisti del teatro, della musica, della filosofia, della danza ed è promossa dal Centro Daiva Jyoti – Studi Yoga, Ricerca Olistica e Arti Teatrali. Hanno lavorato con Cie La Bagarre: Antonello Salis, Michele Di Mauro, John Menoud, Evan Gardner, Marzo Cortinovis, Anne Rodier, Gianni Denitto.

 

Cie La Bagarre >>> Il termine La Bagarre è un libero melange italofrancese tra Blague (scherzo) e Guerre (guerra) che definisce "le botte da orbi in un clima di festa". Ironia, grottesco e smarrimento del sé. La traduzione italiana del termine evoca la lotta animata. Ma è anche la blague, il gioco, lo scherzo. E soprattutto le botte, in un momento dove tante se ne ricevono, ma altre si ha voglia di darne. La battaglia come habitat è metafora del teatro come rovesciamento, crudeltà, oscenità, carnevale, illusione, ribellione, risate, unica fede e molto altro.

 

Il campo di battaglia: “La Bagarre” è una ricerca in progress, che inizia nel 2011 con il solo per danzatrice e fisarmonica. “Il poeta deve gettare il suo corpo nella lotta”, scrive Pasolini. “Abitare la battaglia è l’espressione che più mi riguarda”, scrive Carmelo Bene. Nella battaglia si evoca un teatro feroce, osceno, de-genere, in un immaginario personale votato alla condivisione. Il campo di battaglia è la quarta parete, la linea di confine, il limite tra essere e rappresentare, il precipizio, il buio – andare a buio. Tra la prima fila e il bordo del palcoscenico. Tra scena e osceno.

 

BREVE BIO - ERIKA DI CRESCENZO:

Artista atipica e de-genere. Evita le etichette, perché i generi ama frequentarli tutti – danza contemporanea, performance, improvvisazione, musica, prosa – distillandone poi la propria personale via al teatro. Lavora come danzatrice e attrice per coreografi e registi (Barbara Altissimo/Torino, Pietro Balla/Torino, Simonetta Pusceddu/Cagliari, Marco Carniti/Roma, Lucie Eidenbenz/Ginevra), ma soprattutto è autrice e regista di se stessa e degli attori, danzatori e musicisti con cui di volta in volta collabora.

Formatasi come danzatrice classica presso il Balletto Teatro di Torino, ha approfondito lo studio della danza contemporanea e teatro in Italia, Francia e Svizzera con maestri come Miryam Gourfink, Yann Marussich, Frey Faust, Ruth Zaporah, Simone Forti, Giovanni Di Cicco, Raffaella Giordano, Alessandro Certini, Julien Hamilton, Judith Malina, Malou Airaudo, Michele Di Mauro, Clode Coldì, Charlotte Zerbey, Francesco Burroni. Dal 2006 é direttrice artistica e insegnante di teatro-danza presso il Centro Daiva Jyoti, sede di attività di ricerca e insegnamento nell’ambito dello Yoga, delle Discipline Olistiche e delle Arti Teatrali. La formazione da danzatrice, gli studi universitari in antropologia e teatro, la pratica dello yoga e l’esperienza in improvvisazione teatrale sono i tasselli di un percorso eterogeneo che approda, nel 2011, alla nascita di Cie La Bagarre. Se negli anni passati Erika aveva già avuto modo di cimentarsi con la regia e la scrittura drammaturgica, con Officina Tribalico o in progetti autonomi, mettendo in scena sue creazioni come Asfissia (2007), The Whale’s Rib Cage (2008), Queenz (2008), The Fish (vincitore del bando Spazi per la Danza Contemporanea Piemonte 2009), è però con il solo per danzatrice e fisarmonica La Bagarre, presentato nel 2010, che si delineano in modo più consapevole il suo peculiare metodo creativo e la sua poetica. Ecco dunque che La Bagarre diventa il punto di svolta di una ricerca la cui matrice fondamentale è l’utilizzo sinergico di corpo, voce e musica dal vivo, in uno scambio continuo e mutevole, mai cristallizzato neanche al momento di andare in scena. Lo smarrimento è il nucleo tematico principale attorno a cui ruota la ricerca di Erika negli ultimi anni. Smarrimento come esperienza mistica ed erotica (in Etude pour la Sainteté, ispirato agli studi sull’isteria della Salpêtrière) o come dimenticanza del sé che prefigura la morte (in Per il Bene di Carmelo, dedicato all’amato Carmelo Bene). Erotismo e morte, spinta vitale del desiderio e aspirazione all’annullamento di sé, disperata esuberanza e nichilismo sono i termini di una feconda antitesi racchiusi nel concetto di smarrimento. Del resto è di un’intuitiva unione degli opposti che si nutre la poetica di Erika Di Crescenzo: sacro-profano, santità-oscenità, innocenza-indecenza, armonia-deformità, follia-beatitudine. Il tutto offerto – nel senso artaudiano del termine – attraverso il corpo: un corpo di danzatrice che, nonostante la grande esperienza, non si mostra mai muscolare o “tecnico”, ma si concede quasi inerme a indicare una via di conoscenza emotiva e intuitiva.

 

Info dettagliate su: www.rebisproduction.com

Prenotazioni: administration@rebisproduction.com - +39 329 6889947

  https://www.facebook.com/events/1514369605481666/

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