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TORINO, 16 June 2017

Mostre IRENE DIONISIO - la mostra della vincitrice del premio Autofocus per la fotografia fino al 1 luglio 2017

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Autofocus presenta la vincitrice del Premio Fotografia 2016

IRENE DIONISIO

E’ il punto di vista che fa la cosa

a cura di olga gambari

Spazio AUTOFOCUS / Occhiali e Casa Gramsci

17 maggio / 1 luglio 2017

La mostra ha inaugurato il 17 maggio scorso ed è visitabile fino al 1 luglio 2017 su appuntamento telefonando al 339-7933724, o scrivendo a autofocus@nicodesign.it

Irene Dionisio è la vincitrice del Premio Autofocus per la Fotografia edizione 2016. Il

premio viene assegnato annualmente in una sezione speciale di Autofocus, il concorso

internazionale promosso da Occhiali con lo scopo di sostenere la giovane arte

emergente attraverso la produzione, la presentazione e la diffusione di progetti di arte

contemporanea.

È sempre una questione di punti di vista, relativi a dimensioni diverse, interne ed esterne, collocate nel

tempo e nello spazio, soggetti a culture ed esperienze, alle condizioni fisiche e mentali contingenti, e si

potrebbe andare avanti.

Questa condizione di riflessione sul reale è meravigliosa e spiazzante insieme.

Perché lo statuto di relatività è intrinseca all’esperienza esistenziale. Condanna e liberazione.

Irene Dionisio la vede come una questione di scatole cinesi. Di posizionamenti che ribaltano, mettono in

crisi, propongono alternative e cambiano la sostanza dell’opinione così come della percezione.

Forse per questo il suo lavoro si sviluppa sempre su un doppio livello razionale e percettivo: due cordoni

lungo i quali tenersi per seguire una storia, che attraversa il tempo nel suo dipanarsi. Perché la memoria

è un altro degli elementi imprescindibili per Irene. Memorie di diversa lunghezza, brevi e storiche che

siano Storia e storie intrecciate.

Questo lavoro d’indagine Irene lo realizza con una pratica di ascolto e osservazione scientifica,

entomologica, che nel sul processo analitico diventa naturalmente empatica e poetica.

Il nuovo lavoro che l’artista, e regista, presenta per il “Premio per la Fotografia 2016” di Autofocus è

un’installazione immersiva, che mette al centro una persona e la sua moltiplicazione identitaria attraverso

diversi media. Daniele è il soggetto del progetto, persona reale, giovane uomo che da nove anni fa

la comparsa in film, sceneggiati, pubblicità e programmi. Figura di fondo, elemento di un paesaggio

animato percepito come pattern impersonale su cui altre figure protagoniste emergono e agiscono.

Extra e background actor sono i termini usati in inglese, che definiscono chirurgicamente la natura

accessoria e trasparente di tale ruolo. Da altrettanti anni, in parallelo, Daniele porta avanti un lavoro

concentrato sulla sua presenza, zoomandola, ritagliandola dal contesto e portandola in primo piano.

Irene Dionisio nel suo progetto “Io, comparsa” continua e conduce all’estremo questo processo di

inversione, creando una visione d’insieme del processo relativo a sguardo e posizione. Crea un ambiente

prismatico che dà presenza e osserva contemporaneamente Daniele in tutte le sue apparizioni nel

tempo. Un’eco visiva che si riverbera per gemmazione. Le identità e gli aspetti da lui assunti davanti

alla telecamera disegnano un periplo iconico, simbolico della distanza tra l’individuo reale e la sua

percezione nella società. E’ la fine della parabola dell’uomo del Novecento, iniziata con la presa di

coscienza dell’individuo, quell’uno nessuno centomila di Pirandello, a cui le avanguardie storiche

cercarono di dare rimedio provando a liberarlo attraverso la forza, il sogno o le utopie sociali. Paratie

temporanee a una consapevolezza esplosa definitivamente con la società dello spettacolo debordiana

e poi l’era post-moderna.

Daniele è e non è. E’ uno e centomila. È apparenza e sostanza. Dipende dai punti di vista. L’installazione

conduce dentro a un labirinto di scatole cinesi, dove siamo obbligati a cambiare continuamente idea.

Perché Daniele risulta sia davanti sia dietro all’obbiettivo. E Irene, e il pubblico con lei, condividono questa

sua posizione, di osservato e osservante, soggetto e spettatore di se stessi al tempo stesso. Bipolarismo

ottico e concettuale.

Lo statuto della realtà e della visione viene dichiarato evento fenomenologico relativo, razionalmente e

percettivamente, e finalmente ci si può abbandonare al piacere dello sguardo e della contemplazione,

come opera d’arte.

È una questione di punti di vista che si declina anche attraverso lo sguardo di una donna anziana, che a

lungo ha vissuto, e lei ormai possiede il segreto dell’esistenza. Una consapevolezza elementare e insieme

cinica. Naturale. La vita e la morte insieme. Il tempo che passa. Le piccole cose. Una donna anziana che

parla un dialetto che è una lingua vera e propria, elaborata lungo secoli di storia in un territorio italiano

del sud.

La fisicità fisionomica e sonora di questa donna anima il video “Memento Mori”. Un sapere antico il suo,

da dea madre, che si specchia e dialoga con le forme e il valore mistico della piccola venere primitiva

impastata nelle terre velenose del Sulcis in Sardegna nella scultura “Dea Madre”. Insieme, queste

figure femminili così familiari e speculari -in cui tempo, spazio e generazioni si contraggono- sviluppano

simbolicamente un legame immediato con i temi sociali che furono al centro del pensiero di Antonio

Gramsci: la proposta di un punto di vista e di un sentire fluido e prospettico rispetto al peso dell’ideologia.

Un fil rouge organico e agile che parte da lontano e si collega al presente, passando per il tema dei

diritti femminili e quello del lavoro, e poi per la questione meridionale. Per questo Casa Gramsci diventa

sede perfetta di una parte del progetto espositivo di Irene Dionisio, accogliendo “Memento Mori” e “Dea

Madre”.

Queste opere raccontano il lavoro di costruzione di un linguaggio delle immagini e di una sintassi

iconografica e concettuale portato avanti da Dionisio. La vicenda umana è il suo ambito di ricerca.

La vita, le vite, esperienze uniche, incredibili come romanzi. Basta stare ad osservare, basta osservare e

dar loro voce.

Per farlo Irene usa macchina fotografica, telecamera, schermi, proiezioni cinematografiche, stampe,

installazioni. E non solo. Ciascuna con il proprio alfabeto (cinema, documentazione, video arte…) che si

mescola a quello degli altri provando a immaginarne uno nuovo ed evoluto, che contenga segmenti di

DNA plurimi. Un linguaggio altamente progettuale e non casuale, ma empatico, diretto, che coinvolga

lo spettatore su più livelli.

Conclude la mostra l’opera “Distruzione della sintassi”, un video che innesta due materiali visivi d’archivio:

la famosa riflessione sul linguaggio di F.T. Marinetti tratta dal suo Manifesto Tecnico della Letteratura

futurista (pubblicato l’11 Maggio 1912) e immagini di repertorio del terremoto nel Friuli-Venezia-Giulia del

1976.

Si parla anche qui di linguaggio, di come in periodi di crisi o in esperienze di grande suggestione emotiva

e di disordine, esso si scomponga e semplifichi, in una sorta di libertà espressiva che cerca la coazione

onomatopeica delle parole piuttosto che la loro corretta costruzione sintattica. Le macerie visualizzano

la progressiva distruzione del linguaggio, in un’accelerazione storica che arriva al nostro contemporaneo

per similitudine. Quello che lascia il video è una sensazione attonita, per la quale si sente l’esigenza di

trovare un senso e una spiegazione. Un viatico che impone una personale riflessione sul nostro tempo in

corso, individuale e collettivo. Sulle nostre macerie. (olga gambari)

Irene Dionisio è nata nel 1986. Vive e lavora come regista ed artista visiva tra Torino e Roma. E’ laureata

in filosofia e ha successivamente ottenuto il M1 in Cinema e Filosofia all’Upjv d’Amiens. Ha frequentatoil

Master di documentarismo diretto da Daniele Segre, fondatore della Scuola i Cammelli, e da Marco

Bellocchio e successivamente il Master Ied diretto da Alina Marazzi, documentarista. Si è inoltre formata

con il collettivo curatoriale a.titolo – che attualmente produce i suoi documentari attraverso i percorsi di

ricerca da loro organizzati (Situa.to e Alcotra – Acteurs Transculturels). Ha partecipato a numerosi festival

internazionali (tra cui la Mostra del Cinema di Venezia, Open Roads - New York, Gotemborg Film Festival,

Visions du Réel, Taiwan International Documentary Festival, Torino Film Festival, Arcipelago Film Festival,

Terre du Cinéma), vincendo numerosi premi. Ha esposto in mostre collettive – tra gli altri - al Pac di Milano,

al Cesac di Caraglio, a Careof di Milano, ArtLacuna di Londra, a Villa Manin a Trento. I suoi video sono

stati proiettati al Museo Berardo di Lisbona, al Mambo di Bologna e alla Fondazione Merz. E’ direttrice

artistica della 32edizione del Lovers Film Festival - Torino LGBTQI Visions amministrato dal 2005 dal Museo

Nazionale del Cinema di Torino con il patrocinio del MiBACT – Direzione generale Cinema, della Regione

Piemonte e del Comune di Torino.

Il nuovo bando di concorso di Autofocus è on-line sul sito

www.vanniocchiali.it /arte-giovane

Spazio AUTOFOCUS / Occhiali: P.zza Carlo Emanuele II 15/a, Torino

lun 15-19, mart-merc 10-13/15-19, giov, ven e sab 10-19

autofocus@vanniocchiali.com / 011 836234

Casa Gramsci: Via Maria Vittoria 28 Q, Torino

segreteria@gramscitorino.it / 011 8395402

 

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