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TORINO, 17 November 2017

Mostre Pablo Bronstein La vastità della Cina vista da una grande distanza 31 Ottobre 2017 – 3 Febbraio 2018 Galleria Franco Noero Torino

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La vastità della Cina vista da una grande distanza è la quinta personale di Pablo Bronstein a Torino presso la Galleria Franco Noero, che presenta per la prima volta i suoi nuovi lavori negli spazi di Piazza Carignano.

Sala 1: Scenografia rappresenta una sezione trasversale di un teatro barocco, che si affaccia da una grande distanza sulla scena cinese. Oppure può essere interpretata come una visione di un palazzo cinese, che guarda da una vasta distanza un teatro barocco europeo. Entrambe le parti mantengono un contatto visivo tra loro. Il disegno riflette l'idea che la Cina e l'Europa si consideravano entrambe culture abbastanza equivalenti, anche se naturalmente ciascuno si è considerato superiore e capace di inquadrare adeguatamente l'altro.

Tetto nello stile politico caricaturale della ‘Reggenza’ allude alle caricature politiche dei primi anni del XIX secolo dell'artista James Gillray, che ha prodotto moltissime immagini famose a sfondo politico in cui criticava le macchinazioni politiche della Gran Bretagna nella sua conquista dell'impero orientale. James Gillray ha schernito il Principe Reggente, che era ossessionato dalle Chinoiserie alle quali dedicò un palazzo a Brighton.

Orologio cinese montato su una base di bronzo francese, marmo e porcellana è una giustapposizione di due stili decorativi legati al commercio est-ovest. Il primo stile ricorda la produzione di oggetti esportati, come l'orologio supportato dai draghi, prodotti dalla Cina per il mercato Europeo, nonché il mercato cinese interno interessato alla novità del gusto Europeo. Il secondo è il plinto su cui poggia l'orologio, che allude al modo in cui gli oggetti d'esportazione cinesi sono stati incorniciati in stili elaborati dagli artigiani europei seguendo la ricetta degli oggetti dell'Estremo Oriente.

 

Sala 2: Città riprende le carte da parati importate in Inghilterra dalla Cina nel XVIII secolo. Realizzate appositamente per l'esportazione, sono caratterizzate da edifici dipinti in prospettiva assonometrica, collocati in paesaggi idealizzati. Per questa carta da parati, Bronstein compone edifici in questo stile, ma li moltiplica per formare una città dalle dimensioni infinite.

 

Sala 3: Enorme Gru si riferisce all'improvvisa espansione delle aree urbane in Cina; in particolare, esamina la crescita delle città di medie dimensioni in megalopoli, con edifici a cinque piani che cedono il passo a una miriade di grattacieli. La gru è un disegno ipotetico e improbabile nello stile "cinese".

Il disegno Ventaglio di carta con manico in stile europeo ‘ormolu’ rappresentante il mito di Diana e Atteone del ventilatore di carta con la maniglia dorata, invece, gioca con il colore della superficie della carta usandolo per rappresentare la superficie del ventilatore. Il disegno si riferisce ad una storia di oggetti fusi tra oriente e occidente, in cui oggetti cinesi, progettati inizialmente in maniera semplice o minimal, poi sono stati importati in Francia e lì arricchiti di sovrapposizioni e "incorniciati" da complesse montature ormolu.

 

Sala 4: La luna che si svela attraverso boccioli di pruno è un video che raffigura due “ritratti danzanti” di fronte alla telecamera, sovrapposti. Il lavoro è incorniciato come una apparizione romantica della luna che brilla attraverso i fiori di pruno, testimoniata da una persona di alto ceto sociale, affiancata da due assistenti. La luna, impersonificata da una ragazza, si fa aria mentre i fiori, rappresentati da coriandoli, sono gettati su di lei. Il video è deliberatamente in vecchio stile e vuole esaltare gli stereotipi.

 

Sala 5: Intrattenimento a corte: 100 modi per salutare incidentalmente un conoscente casuale alla maniera europea mostra comicamente che, così come i balletti europei si abbandonavano ai voli di fantasia orientali durante il XXVIII, XIX e XX secolo, anche quelli cinesi fossero coinvolti nello stesso ritorno di sguardo. La raffinata e costretta etichetta di corte, portata agli stremi sia dall’Europa occidentale che dalla Cina nel XVIII secolo, rappresenta il punto di partenza per la danza. Le persone a lato rappresentano la corte cinese che guarda il modo in cui due performers fingano di salutarsi vicendevolmente in una miriade di modi formali che alludono alle formalità referenziali dell’Occidente. La ripetizione dell’azione e la conflittuale rappresentazione teatrale della realtà è deliberatamente ‘Brechtiana’ (La Buona Signora di Zuchuan di Brecht è uno dei punti di partenza fondamentali di Bronstein per questa mostra).

 

Sala 6: In questa sala troviamo due grandi disegni, il primo, Il riflesso della Luna nello stagno al centro della sala principale di esami per l’Amministrazione e la Burocrazia Imperiale, Beijing, è un’ipotetica ed esagerata rappresentazione del piano principale della sala di esami della Burocrazia Imperiale Cinese. La Burocrazia Imperiale intimorì l’Occidente e il famoso sistema di esame approfondito per accedervi, infine, fornì il modello per quello successivamente più utilizzato in Occidente durante il XIX secolo.  La scala del complesso è improbabile, ma si riferisce all’impressione di un sistema creato in Occidente.  Il riflesso della luna nello stagno centrale, così come le vignette laterali con romantiche visioni europee della Cina del XIX secolo, rappresentano una giustapposizione ironica alla burocratica e labirintica macchina.

Oggetti scolastici: un piccolo vaso in porcellana monocroma a doppia pancia, un modello di ghigliottina di argento dorato ad alveoli smaltati e di colore verde mela e un recipiente che contiene pennelli di porcellana Sancai con rami di fiori di pruno, rappresentante oggetti scolastici, (oggetti da scrivania di piccole dimensioni utilizzati da funzionari di alto rango) è apparentemente una natura morta surrealista dell’Europea del XX secolo, mascherata da una natura morta cinese del XIX secolo. Oggetti come il modello della ghigliottina, quando sono coinvolte grandi distanze territoriali, fanno riferimento alla riduzione di eventi e idee su larga scala e diventano dei motivi decorativi o oggetti di studio.

 

 

Sala 7: Grande edificio è per l’appunto un grande e complesso edificio stipato in una piccola stanza che deliberatamente esagera la percezione della complessità e dell’irregolarità dell’architettura cinese. La rappresentazione della tradizionale architettura cinese in Europa fu sempre data da irregolarità e confusione. L’impossibilità di percepire la grande immagine in questo piccolo spazio è una comica allusione alle difficoltà di armoniose contrapposizioni culturali.

 

Sala 8: Il video Imperatore in giardino fiorito, nonostante il titolo sia orientale, raffigura un balletto neo barocco nel quale tre gruppi di ballerini compongono a turni forme astratte direttamente di fronte alla macchina fotografica. L’espediente di avere la rappresentazione dell’Imperatore che guarda l’azione, ma allo stesso tempo di sé stesso che viene guardato al centro simmetrico sul retro del palcoscenico, è un artificio preso da Jacobean Masques, ma è invece veritiero il ruolo dell’autorità all’interno del teatro del XX secolo. La presentazione di questo gruppo di ballerini come ‘fiori’ appartenenti all’Imperatore è deliberatamente retrograda e vuole essere una critica diretta alla politica sessuale e di potere del balletto.

 

Sala 9 - Ufficio: Il piccolo disegno a matita e inchiostro Rimessa di dirigibili, simile all’opera Enorme Gru, contiene internazionalità, funzionalità e tecnologia, che vengono poi coperte da motivi decorativi stilistici. Gli elementi strutturali del deposito si sono trasformati in tralicci in Chinoiserie in un’inutile manifestazione.

 

Sala 10: Questa carta da parati, denominata Strati di case, riprende le case rappresentate nella sala 2 ma, mentre nella sala 2 le case formavano una grande città, qui ci sono merci accatastate in attesa di essere spedite. Esse sono incorniciate da una serie di colonne che derivano dal Padiglione di Brighton, palazzo in stile Chinoiserie. La ripetizione e la mercificazione sia delle case in Chinoiserie sia delle colonne, si riferiscono da un lato a quanto fosse vasto il commercio di esportazioni durante il XVIII e XIX secolo, dall’altro a quanto lo stile sia diventato ripetitivo e oppressivo. Vuole essere un'indagine alle nostre paure e un’ammirazione nei confronti dell’industria cinese e della fabbricazione.

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