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TORINO, 04 May 2018

Teatro CAMALEONTIKA 5 e 6 maggio 2018 Almese (TO)

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“Uomo nero racconta” e “Sono l’occhio che parla”
Con Doumbia Siaka e Katia Bolognesi  |  Al Hassane Kone, Sinna Jallow e MouMali
Sabato 5 maggio 2018  -  ore 21:00
Teatro Magnetto, via Avigliana 17, Almese (TO)
Ingresso ad offerta libera per sostenere il progetto Black Fabula
Due studi in due tempi con intermezzo per il nuovo spettacolo della compagnia Black Fabula

 

“Cucinar Ramingo”
di e con Giancarlo Bloise
domenica 6 maggio 2018  -  ore 17:00
Teatro Magnetto, via Avigliana 17, Almese (TO)
Ingresso unico € 5.00, gratuito per bambini sotto ai 4 anni e nonni over 80
Cucina vagante di un teatro ramingo in uno spettacolo in cui il cibo viene cucinato, raccontato e condiviso 

 




Giunge al termine la rassegna Camaleontika di Almese proponendo nel fine settimana del 5 e 6 maggio un doppio appuntamento per grandi e piccini al Teatro Magnetto.

Il 5 maggio vengono presentati “Uomo nero racconta” e “Sono l’occhio che parla”, due studi in due tempi per i nuovi spettacoli dei Black Fabula, compagnia di teatro danza composta da giovani africani richiedenti asilo.

Il 6 maggio per la festa di chiusura della rassegna è in programma “Cucinar Ramingo” di Giancarlo Bloise, spettacolo che presenta una cucina vagante di un teatro ramingo, dove il cibo è cucinato, raccontato e condiviso in un evento da papille fibrillanti.

 

CAMALEONTIKA 2017/2018è la quarta stagione teatrale organizzata ad Almese (TO) dalla compagnia Fabula Rasa diretta da Beppe Gromi, grazie al sostegno del Comune di Almese e della Fondazione Piemonte dal Vivo. Una nuova stagione di colori per un Camaleonte che dal 28 ottobre 2017 al 6 maggio 2018 ha giocato a ridipingere il paesaggio mutante che lo circonda sul palcoscenico del Teatro Magnetto di Almese, comune della bassa Valle di Susa, con spettacoli di teatro per tutte le età, cabaret, danza e musica.

 

“Uomo nero racconta” e “Sono l’occhio che parla”

Fabula Rasa presenta due studi in due tempi per i nuovi spettacoli del progetto Black Fabula, formazione di teatro danza nata nell’aprile 2015 e diretta da Beppe Gromi, composta da giovani richiedenti asilo provenienti da Costa d’Avorio, Gambia, Guinea Conakry, Burkina Faso, Malie sostenuta dalle Associazioni Fabula Rasa Onlus-Progetto Teatro Senza Confini, da M.O.V. Moderne Officine Valsusa e dal Comune di Almese che nel gennaio 2015 ha accolto 51 richiedenti asilo. 

L’ingresso ad offerta libera sarà un’occasione per raccogliere fondi a sostegno del progetto.

L’ideazione e la regia dei due studi sono di Beppe Gromi, direttore artistico della compagnia Fabula Rasa, I testi sono scritti dallo stesso Gromi insieme a Al Hassan Kone e Doumbia Siaka, le coreografie sono di Simona Brunelli e le musiche di Pasquale Lauro.

Vengono presentate nuove idee che porteranno ai nuovi spettacoli della compagnia Black Fabula; due storie dove corpo e parola, memoria raccontata e danzata, saranno gli ingredienti principali di nuove alchimie. 

Il primo studio, “Uomo nero racconta”, è liberamente tratto da una favola africanache viene raccontata in scena da Doumbia Siaka e dalla danzatrice Katia Bolognesi.

Una storia di diversità, bellezza, tenacia e grande pazienza in cui il tempo si dilata ma svanisce in un lampo, seguendo le lunghe ombre delle parole che trasportano in un nuovo viaggio di scoperta. 

Nei villaggi africani dove non esiste corrente elettrica, nelle notti in cui la luna risplende, gli anziani si ritrovano a raccontare storie, avventure, indovinelli in cui spesso l’albero Baobab è il protagonista assoluto. Tenenbà è la giovane protagonista di una favola che si tramanda di padre in figlio dalla notte dei tempi. Parole, colori, segni e profumi attraversano i corpi dei protagonisti e i paesaggi sono emozioni che si inseguono attraverso i sensi e le memorie diventando musica e danza. E poi c’è la foresta. La foresta è il luogo magico dell’iniziazione, della trasformazione. L’albero è la vita, un mondo denso di verità e conoscenze: “l’albero in Africa precede gli uomini e il deserto segue.”

Il secondo quadro, “Sono l’occhio che parla”,vedrà in scena Al Hassane Kone con la partecipazione di Katia Bolognesi, Sinna Jallow e MouMali. E’ un racconto a quadri per voce e corpo. E’ un concerto di emozioni che nascono dallo sguardo del suo protagonista e si riversano sul pubblico come filamenti di paesaggi interiori. Tanti fili sottili per tessere la trama di un tessuto narrativo che investe lo spazio scenico con delicatezza e verità. Quadri giocosi e drammatici, voli e cadute, amori e amicizie, sogni e paure, nuove prospettive da ridisegnare. Guardare avanti rafforzando le proprie radici in un nuovo terreno che non aspetta altro che essere abitato, questa è la forza che si sprigiona dal corpo narrante del suo protagonista.

 

“Cucinar Ramingo”  di e con Giancarlo Bloise

“Cucinar Ramingo” è un inno all’arte della cucina, al saper fare con le mani e al lavoro artigianale. 

Con una parte del testo liberamente tratto da “In capo al mondo” di Giuliano Scabia, “Cucinar Ramingo” è un viaggio, un racconto, una ricetta, un modo di fare. In scena una cucina sorge a poco a poco dove gli oggetti contenitori – piccole camere delle meraviglie vaganti – supportano l’azione pratica e ne custodiscono gli strumenti dell’opera tutta: fuochi, coltelli, pentole, scritti, padelle, miti, taglieri, musica, alimenti, idee, ricette e mestieri. 

Nel panorama immaginifico/storico che “Cucinar Ramingo” evoca, attraverso gesti di cucina e tecniche della trasformazione del cibo, le arti si mescolano nel divenir teatro. L’azione fonde percezioni di sensi distinti, mirando giocosamente al ventre. Sfrigolii, cottura, sibilo del fuoco, tagli, divengono la colonna sonora che accompagna tutte le stagioni di un cuoco. 

E poi, tra melodie che spaziano da Vivaldi a Jimi Hendrix, il pollo è in cottura, annaffiato dal vino e arricchito da spezie che fluttuano nell’aria, per poi giungere alle cozze e poi ancora al riso sibarita, ravvivato dallo zafferano che lo colora e lo profuma. Infine, pane e crema desertica: hummus. Tutti per hummus - humus per tutti. 

Dal niente, in una scena scarna e pulita, in pochi minuti tutto è imbandito, pronto, apparecchiato ad accogliere e sentire, assaggiare e consumare. Il pubblico è invitato a salire sul palco ad assaggiare ciò che il “NarrAttore cucinante”, come lo stesso artista si definisce, ha cucinato in tempo reale

 

Giancarlo Bloise dall’età di 8 anni studia musica. Nel 1996 a Firenze studia per 4 anni e 3 mesi architettura. Nel 2001 inizia il suo lavoro in cucina fino al 2011. Nel 2005 si iscrive al “Laboratorio Nove” di Sesto Fiorentino (Teatro della Limonaia). Ha avuto modo di seguire il poeta Giuliano Scabia e Mimmo Cuticchio, Cuntista Puparo siciliano. Dal 2008, ha cominciato un corso di formazione presso la sede dell’Odin Teatret a Holstebro, guidato dall’attore Tage Larsen.

Per ciò che riguiarda il suo lavoro in cucina, è stato cuoco responsabile al Koscher vegetarian food Ruth’s di Firenze dove ha imparato a cucinare in un ambiente multiculturale che lo ha aiutato a capire i prodotti, a valorizzarli e a farli parlare. 

“Potrei dire che cucino per arrivare a un prodotto cotto e assimilabile, sovrappongo e alterno alle azioni pratiche della cucina il racconto di viaggi, attraverso la mitologia greca e le regole della cucina ebraica  nelle pieghe del testo scritto insieme a Giuliano Scabia e Maurizio Meschia”, afferma Bloise. 

 

Lo spettacolo si è aggiudicato il Premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche 2012 con la seguente motivazione: 

“Il giusto equilibrio tra il ritmo della narrazione e l’amore per le arti della cucina, la precisione della preparazione gastronomica unita all’esotismo della favola, fanno di Cucinar Ramingo un piatto gustoso da servire a spettatori di ogni tipo. Giancarlo Bloise si distingue per la cura con cui sa amministrare gli ingredienti della propria creazione e per l’abilità con cui ha costruito, artigianalmente, una macchina visiva, ma capace anche di odori e di sapori”

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