Torino News

TORINO, 20 November 2018

Varie 36° EDIZIONE DEL TORINO FILM FESTIVAL 23 novembre – 1° dicembre 2018

133 lungometraggi, 23 mediometraggi e 22 cortometraggi

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36° TFF - numeri & ospiti
Sono 133 lungometraggi, 23 mediometraggi e 22 cortometraggi i film presentati a Torino Film Festival 2018 di cui 36 lungometraggi opere prime e seconde, 34 anteprime mondiali, 23 anteprime internazionali, 59 anteprime italiane selezionati tra più di 4000 film visionati (tra corti, medi e lungometraggi)



MODALITÀ D’INGRESSO

Accesso alle proiezioni

È consentito agli spettatori muniti di biglietto, tessera di accredito o abbonamento, compatibilmente con i posti disponibili. Gli spettatori muniti di biglietto sono invitati ad accedere alla sala almeno 5 minuti prima dell’inizio dello spettacolo. Per non creare disturbo agli altri spettatori non sarà comunque consentito l’ingresso in sala a proiezioni iniziate. L’accesso alle proiezioni dei film senza visto di censura non è consentito ai minori di 18 anni. I minori sono ammessi alle proiezioni solo se presente specifica indicazione sul programma di sala a margine della trama del film.

Abbonamenti e biglietti non possono essere sostituiti o rimborsati se non per proiezioni annullate da parte dell’organizzazione.

I film in lingue straniere sono sempre sottotitolati in italiano. La sottotitolazione in altre lingue è indicata per ogni proiezione nel programma di sala.

Acquisto tramite biglietteria online e mobile

I biglietti e gli abbonamenti a tariffa intera potranno essere preacquistati sul sito del festival www.torinofilmfest.org. La prevendita online sarà attiva dal giorno 13 novembre alle ore 14.00 circa e continuerà per tutta la durata della manifestazione, fino a 24 ore prima dell’inizio di ogni proiezione. I biglietti e gli abbonamenti acquistati in prevendita dovranno essere ritirati durante il Festival presso le casse dei cinema nei normali orari di apertura, presentando il codice ricevuto all’atto dell’acquisto. Per il ritiro è consigliabile presentarsi con un anticipo di almeno 15 minuti rispetto all’inizio della proiezione.

Acquisto presso le biglietterie dei cinema

Il 23 novembre le casse esterne dei cinema Massimo e Reposi saranno aperte dalle 11.00 alle 22.00. Dal 24 novembre al 1 dicembre l’apertura delle casse avrà luogo 30 minuti prima dell’inizio della programmazione fino all’inizio dell’ultimo spettacolo. In occasione della “Notte Horror” la cassa del cinema Massimo sarà aperta fino alle ore 3.15 o fino ad esaurimento dei biglietti.

Presso le casse dei cinema potranno essere acquistati biglietti e abbonamenti sia a tariffa intera che a tariffa ridotta. Per questi ultimi è necessario presentare documenti (carta d’identità) o tessere convenzionate.

Abbonati e accreditati

Le proiezioni saranno contrassegnate sul programma di sala con colori diversi.

Colore grigio: proiezione alla quale gli accreditati e gli abbonati potranno accedere, compatibilmente con i posti disponibili, presentando all’ingresso della sala il proprio accredito o abbonamento.

Colore blu: proiezione per la quale gli accreditati e gli abbonati devono ritirare gratuitamente un tagliando di prenotazione (biglietto blu) presso i totem (h24/24) e la biglietteria interna del cinema Reposi (dall’apertura alle 22.00). Il ritiro deve avvenire tra le 9.00 del giorno precedente la proiezione e le 13.00 del giorno della proiezione. L’ingresso in sala per i possessori di biglietti blu è garantito fino a cinque minuti prima dell’inizio della proiezione, quando sarà attivata la rush line che consentirà agli accreditati e abbonati non provvisti di biglietto di accedere alla proiezione fino a riempimento della sala.

Chi per tre volte, anche non consecutive, non utilizzasse i biglietti blu o entrasse in sala dopo l’avvio della rush line, non avrà più la possibilità di riceverne altri e potrà accedere alle proiezioni blu solo facendo la rush line. Per questo motivo, è possibile annullare un biglietto già ritirato entro 30 minuti prima dell’inizio della proiezione presso le casse automatiche evitando così di incorrere in penalità. È possibile ritirare un solo titolo d’accesso per ogni fascia di proiezione.

Colore giallo - PROIEZIONI STAMPA: indica le proiezioni riservate agli accreditati stampa, che si tengono al cinema Classico. Avranno priorità di accesso gli accrediti stampa sui quali è applicato un bollino giallo.

Inaugurazione e chiusura

La cerimonia di inaugurazione, la successiva proiezione del film “The Front Runner” di venerdì 23 novembre e la cerimonia di premiazione di sabato 1 dicembre sono esclusivamente a inviti.


Repliche domenica 2 dicembre

Le repliche dei film vincitori avranno luogo presso il cinema Massimo il giorno 2 dicembre a partire dalle ore 15.00 circa. I biglietti saranno messi in vendita solo alle casse del cinema Massimo dalle ore 13.00 del giorno stesso. Il programma sarà pubblicato sul sito del festival e presso i luoghi del festival il giorno 1  dicembre a partire dalle ore 20.30. L’accesso sarà consentito ai possessori di accredito, abbonamento a tutta la manifestazione e abbonamento settimanale 9-19 secondo le modalità delle proiezioni grigie.


Tariffe biglietti e abbonamenti

Biglietto intero: EURO 7,00

Biglietto ridotto: EURO 5,00

Abbonamento intero (*): EURO 90,00

Abbonamento ridotto (*): EURO 70,00

Strettamente personale e non cedibile, consente l’accesso a tutti gli spettacoli a esclusione della serata inaugurale e cerimonia di premiazione.

Abbonamento 9-19 (*): EURO 45,00
Strettamente personale e non cedibile, consente l’accesso a tutti gli spettacoli che iniziano prima delle 19.00.

Pass giornaliero 9-19 (*): EURO 14,00
Valido per una specifica giornata. Consente l’accesso agli spettacoli che iniziano prima delle ore 19.00.

Riduzioni: Aiace, Abbonamento Musei Torino Piemonte, Torino+Piemonte card, Carta di debito o credito nominativa Intesa Sanpaolo, Carta Novacoop, Carta Stabile, Iscritti ALI, Giovani fino a 26 anni, Over 65.

(*) gli abbonamenti e i pass giornalieri non consentono l’ingresso alle proiezioni blu senza il titolo d’ingresso da ritirarsi gratuitamente presso le biglietterie dedicate.

Per tutti i possessori di abbonamento o biglietto del Torino Film Festival, dal 23 novembre al 1 dicembre 2018 ingresso al Museo Nazionale del Cinema a 5,00 €.



GRAN PREMIO TORINO – Jean-Pierre Léaud

Titubante, aggressivo, invadente, esitante: un andirivieni di emozioni e digressioni che si alternano sulla faccia mobile di ragazzo dell'attore che ha meglio personificato le certezze, le delusioni, l'irruenza della Nouvelle vague: capelli sempre disordinati, mani in moto perpetuo, Jean-Pierre Léaud. Non solo Antoine Doinel dai 14 anni di I quattrocento colpi ai 34 di L'amore fugge, non solo l'alter ego di François Truffaut, non solo l'attore che s'innamora di Pamela dentro e fuori scena in Effetto notte, ma anche l'eterno ribelle del Godard di Il maschio e la femmina, La cinese, Weekend, La gaia scienza, Detective, l'interprete dei film di Rivette, Skolimowski, Rocha. Con Alexandre, il protagonista di La maman et la putain di Jean Eustache, affronta un tour de force interpretativo tra cinema e vita che corrisponde al rendiconto di una generazione di cinema e di ideali. Il suo "tocco" inquieto d'interprete è inconfondibile, ed è rimasto, con il passar degli anni, nervoso e disarmante, in sintonia con autori delle generazioni più giovani, come Olivier Assayas (Contro il destino, Irma Vep, dove interpreta la parte di un regista), Bertrand Bonello (Le pornographe) e Aki Kaurismaki, che sottolinea la sua vena surreale in Vita da Bohéme e Ho affittato un killer. Icona di un momento storico e culturale impagabile, rievoca quegli umori con la sua sola presenza; infatti, Tsai Ming-liang e Bernardo Bertolucci gli affidano il ruolo di se stesso (in Che ora è laggiù? e The Dreamers). Ma, ancora oggi, Jean-Pierre Léaud è molto di più di un simbolo. È un grande attore, un volto, occhi, gesti capaci di dar corpo sullo schermo, da un letto, alla lenta fine di un uomo e di un regno: la sua interpretazione del Re Sole morente in La mort de Louis XIV è magnifica.
(Emanuela Martini)

 

Il Gran Premio Torino sarà consegnato a Jean-Pierre Léaud giovedì 29 novembre alle ore 20.15 al Cinema Massimo 3, prima della proiezione del film diretto da Jean Eustache, La maman et la putain (Francia, 1973, 35mm, 217’).



36° TFF – film di apertura e chiusura
Film d’apertura Venerdì 23 novembre, Cinema Massimo, Torino THE FRONT RUNNER di Jason Reitman con Hugh Jackman, Vera Farmiga, il premio Oscar® J.K. Simmons e con Alfred Molina
The Front Runner è tratto dal libro All the Truth Is Out: The Week Politics Went Tabloid del giornalista e sceneggiatore americano Matt Bai. Il film racconta la vicenda che nel 1988 vide protagonista il senatore americano Gary Hart, interpretato da Hugh Jackman. Candidato democratico alla presidenza, mentre era in piena corsa elettorale, Hart vide sfumare qualsiasi possibilità di vittoria quando trapelò sui giornali la notizia di una sua ipotetica relazione extraconiugale con la modella Donna Rice Hughes. Per la prima volta il gossip sulla vita privata dei politici occupò le prime pagine dei giornali. The Front Runner uscirà nelle sale italiane il 21 febbraio 2019 distribuito da Warner Bros. Entertainment Italia


Film di chiusura Sabato 1° dicembre, Cinema Reposi, Torino SANTIAGO, ITALIA di Nanni Moretti
Santiago, Italia è un film-documentario presentato in prima mondiale che racconta, attraverso le parole dei protagonisti e i materiali dell'epoca, i mesi successivi al colpo di stato dell'11 settembre 1973 che pose fine al governo democratico di Salvador Allende, e si concentra in particolare sul ruolo svolto dall'ambasciata italiana a Santiago, che diede rifugio a centinaia di oppositori del regime del generale Pinochet, consentendo poi loro di raggiungere l'Italia. Prodotto da Sacher Film, Le Pacte, Storyboard Media e Rai Cinema. Il film uscirà al cinema giovedì 6 dicembre 2018 distribuito da Academy Two.


TORINO 36

La più importante sezione competitiva del festival, riservata a opere prime, seconde o terze, propone 15 film, inediti in Italia. I paesi rappresentati sono: Polonia, Austria, Lussemburgo, Germania, Francia, Belgio, Grecia, Italia, Ungheria, Danimarca, Islanda, Brasile, Filippine, Stati Uniti, Canada. Incentrata sul cinema “giovane”, la selezione dei film in concorso si rivolge alla ricerca e alla scoperta di talenti innovativi, che esprimono le migliori tendenze del cinema indipendente. Nel corso degli anni sono stati premiati autori ai loro inizi come: Tsai Ming-liang, David Gordon Green, Chen Kaige, Lisandro Alonso, Pietro Marcello, Debra Granik, Alessandro Piva, Pablo Larraín, Damien Chazelle. Un cinema “del futuro”, rappresentativo di generi, linguaggi e tendenze.

Nel 2017 Al Tishkechi Oti / Don’t Forget Me di Ram Nehari (Israele, Francia, Germania, 2017) ha vinto il premio come Miglior Film e i premi per la Miglior Interpretazione maschile, all’attore Nitai Gvirtz, e per la Miglior Interpretazione femminile, all’attrice Moon Shavit (ex-aequo con Emily Beecham per il film Daphne di Peter Mackie Burns | UK, 2017); A Fábrica De Nada di Pedro Pinho (Portogallo, 2017) ha ottenuto il Premio Fondazione Sandretto Re Rebaudengo; Kiss and Cry di Chloé Mahieu e Lila Pinell (Francia, 2017) ha vinto il premio per la miglior sceneggiatura.


53 WOJNI / 53 WARS di Ewa Bukowska (Polonia, 2018, DCP, 82’) Quando Anka e Witek decidono di avere un figlio, lei rinuncia alla sua carriera di giornalista mentre lui continua a fare l’inviato di guerra. Anka comincia allora a vivere nel timore di ricevere la telefonata che annuncia la morte del marito, finendo per sviluppare una sindrome da stress post traumatico come quella dei soldati al fronte. L'attrice Ewa Bukowska esordisce dietro alla macchina da presa con un ritratto femminile potente, tra dramma familiare e thriller psicologico.

ALL THESE SMALL MOMENTS di Melissa B. Miller (USA, 2018, DCP, 84’) Un ragazzino affronta i primi turbamenti dell’adolescenza: i suoi genitori sono sull’orlo del divorzio, una compagna di scuola lo corteggia, una giovane che incrocia sull’autobus accende le sue fantasie. E poi ci sono il fratellino, gli amici, Brooklyn, la vita che cambia. Un febbrile racconto di formazione, che guarda, rinnovandolo, al cinema di John Hughes (la presenza di Molly Ringwald nel ruolo della madre lo conferma). Con Jemima Kirk (Girls) e Brian D’Arcy James (Il caso Spotlight).

ANGELO di Markus Schleinzer (Austria/Lussemburgo, 2018, DCP, 111’) In cinque capitoli, la vera storia di Angelo Soliman, figura controversa dell'illuminismo viennese. Quando arriva dall’Africa in Europa, all'inizio del XVIII secolo, è appena un bambino. Venduto a una contessa (Alba Rohrwacher), è battezzato con il nome di Angelo e avviato a un esperimento educativo. Crescendo, diventa un’attrazione dell’alta società fino ad una svolta imprevista. Tra alterità, accettazione e adattamento, l'ipnotica opera seconda di Markus Schleinzer (in concorso a Cannes 2011 con Michael).

ATLAS di David Nawrath (Germania, 2018, DCP, 99’) Walter lavora per una compagnia di recupero crediti collusa con la malavita: lui e i suoi pignorano e sfrattano inquilini da appartamenti che interessano agli speculatori. Un giorno, Walter bussa a una nuova porta, e qualcosa cambia. Opera prima che sfiora atmosfere noir, basata su personaggi e volti che portano impressi i segni di una vita e un mondo faticosi e spietati, ma che riescono a far emergere il calore del sentimento. In prima mondiale al TFF.

LA DISPARITION DES LUCIOLES di Sébastien Pilote (Canada, 2018, DCP, 96’) In una sonnecchiante cittadina della provincia canadese, la teenager Léo teme di affogare nel tedio, schiacciata tra una vita di routine, la nostalgia per il padre lontano e un rapporto irrisolto con la mamma e il patrigno. La tenera relazione con Steve, un uomo più grande di lei, chitarrista pigro e debosciato, sembra risvegliarla dal suo torpore. Opera terza, tagliente e delicata, di Sébastien Pilote, già in concorso al TFF29 con Le vendeur e al TFF31 con Le démantèlement.

MARCHE OU CRÈVE di Margaux Bonhomme (Francia, 2018, DCP, 85’) Vercors, Elisa è bella e piena di vita, Manon, sua sorella, è affetta da una grave disabilità. Il padre (Cédric Kahn) si occupa di loro da quando la madre se ne è andata dopo l’ennesimo rifiuto di ricoverare la figlia in una struttura; ma Elisa scalpita, divisa tra il desiderio di autonomia e il senso di responsabilità verso la famiglia. Il lucido esordio alla regia di una giovane fotografa, capace di sostenere con coraggio uno sguardo non pacificato su un tema difficile.

NERVOUS TRANSLATION di Shireen Seno (Filippine, 2017, DCP, 90’) Una bimba di otto anni trascorre le giornate in casa da sola: la madre torna tardi dal lavoro, il padre è lontano; e così, fra oggetti e piccole epifanie, cresce. Un delicato e sussurrato coming of age ad altezza infanzia e al femminile, che cerca nel privato risposte spesso inesistenti e che racconta il mondo con toni lievi, un’attenzione curiosa per i dettagli e senza retorica. Mentre la realtà assume proporzioni inattese. Prodotto da John Torres.

NOS BATAILLES di Guillaume Senez (Belgio/Francia, 2018, DCP, 98’) Romain Duris è Olivier, padre, marito, sindacalista. Quando un mattino la moglie Laura abbandona la famiglia senza lasciare alcuna traccia di sé, Olivier si vede costretto dall’oggi al domani a ripensare la quotidianità cercando di non venir meno al suo dovere lavorativo, al suo impegno politico ma anche, e soprattutto, al suo ruolo di padre. Un dramma intenso, sincero e profondamente umano che segna il ritorno in concorso di Guillaume Senez vincitore del TFF33 con Keeper.

OIKTOS / PITY di Babis Makridis (Grecia, 2018, DCP, 97’) Si può essere felici solo quando si è infelici? Questa è la domanda e la scommessa dell’opera seconda di Babis Makridis (autore di L). Il risveglio dal coma della moglie destabilizza e deprime, in modo grottesco, il marito, un avvocato di successo. Una dark comedy intima e visivamente raffinata sulla singolare gestione del dolore. Il protagonista fa pensare ad alcuni personaggi del cinema di Marco Ferreri. Cosceneggiata (si sente e si vede) dallo sceneggiatore di Lanthimos.

RIDE di Valerio Mastandrea (Italia, 2018, DCP, 95’) Una donna e il figlio di dieci anni affrontano, a modo loro, il lutto per la morte del marito e padre, avvenuta in fabbrica, mentre tutto attorno crescono l’attesa e il raccoglimento per il giorno del funerale. Al suo esordio nella regia, Valerio Mastandrea sorprende dirigendo un dramma stralunato e orginale, raccontato come una commedia, capace di cambiare fuoco e registri, e di giocare col naturalismo come col surreale. Risate e commozione, senza trucchi o facili scorciatoie.

ROSSZ VERSEK / BAD POEMS di Gábor Reisz (Ungheria, 2018, DCP, 97’) Una delusione d’amore mette in crisi il giovane Tamás: la fidanzata Ana lo lascia improvvisamente. Lui, devastato e confuso, tenta di curare i suoi dolori rievocando la sua infanzia e cercando di capire la ragione della malinconia che da sempre lo affligge. Una commedia dai toni fumettistici sull’impossibilità di essere felici. Opera seconda dell’ungherese Gábor Reisz, vincitore con For Some Inexplicable Reasons del Premio Speciale della Giuria e del Premio del Pubblico al TFF 2014.

DEN SKYLDIGE / THE GUILTY di Gustav Möller (Danimarca, 2018, DCP, 85’) Confinato al pronto intervento telefonico per un’indagine interna, un poliziotto di Copenhagen riceve una chiamata da una donna che sostiene di essere stata rapita: dovrà gestire la situazione rimanendo sempre vicino al telefono. Un thriller tesissimo, in tempo reale, capace di avvincere e di ragionare su realtà e apparenza mettendo in scena un personaggio e un unico ambiente dal primo all'ultimo minuto. Grande prova d'attore del protagonista Jakob Cedergren.

TEMPORADA di André Novais Oliveira (Brasile, 2018, DCP, 112’) Trasferitasi dalla provincia brasiliana al grande centro di Contagem e in attesa che la raggiunga il marito, Juliana diventa impiegata di un’agenzia comunale per il controllo sanitario. Le sue giornate trascorrono con poche novità, ma i cambiamenti sono dietro l’angolo. Un’opera prima tersa, apparentemente fatta di niente: ma c’è dentro il tutto della vita. Trascinante nella sua semplicità, con un pudore raro e uno sguardo folgorante sui luoghi. Da applausi Grace Passô.

VARGUR / VULTURES di Börkur Sigbórsson (Islanda, 2018, DCP, 95’) Due fratelli dai caratteri opposti cercano di risolvere i loro problemi economici con il contrabbando di cocaina, facendo ingerire ovuli a una ragazza polacca che viaggia da Copenhagen a Reykjavík. Quando la giovane inizia a star male, con la polizia già sulle loro tracce, tensioni e violenza esplodono. Un noir ruvido e perturbante, che mostra senza filtri il lato oscuro di una società - quella islandese, e per estensione nordeuropea - troppo spesso ingenuamente idealizzata.

WILDLIFE di Paul Dano (USA, 2018, DCP, 104’) L’attore Paul Dano esordisce come regista e sceneggiatore, ispirandosi al romanzo Incendi di Richard Ford. Nel Montana degli anni Sessanta, un adolescente è il testimone dello sgretolamento del matrimonio dei suoi genitori (Jake Gyllenhaal e Carey Mulligan). Il padre perde il lavoro e decide di unirsi ai volontari che cercano di domare un incendio che devasta le montagne. L’aria poco serena del Midwest è messa in scena con mano sicura. Mettendo a fuoco le dinamiche familiari, gli slittamenti degli affetti e soprattutto gli “incendi” emotivi.





FESTA MOBILE Sta racchiuso tra due Presidenti, il TFF 36. Il primo è Gary Hart, l'uomo che non fu presidente, il candidato democratico americano che piaceva ai giovani e ai progressisti e che fu costretto a ritirarsi dalla corsa elettorale nel 1987 a causa di uno scandalo sessuale, protagonista del film di apertura del festival: The Front Runner di Jason Reitman, serrata ricostruzione dei giorni in cui la sua carriera politica tramontò. L'altro è il grande Salvador Allende, presidente del Cile dal 1970 all'11 settembre del 1973, quando morì durante il colpo di stato che portò al potere la giunta militare guidata dal generale Pinochet: Santiago, Italia di Nanni Moretti, che chiude il TFF, rievoca attraverso testimonianze e documenti dell'epoca il Cile di quei mesi, e in particolare il ruolo dell'ambasciata italiana a Santiago, che offrì rifugio a centinaia di dissidenti e perseguitati politici. Ma questi non sono gli unici film della sezione Festa Mobile che tratteggiano, attraverso vicende personali o collettive, lo spirito e la storia di paesi ed epoche. Ritratti e affreschi. Dall'Oriente, due film sontuosi: Ash Is Purest White osserva il cambiamento della Cina dal 2001 a oggi attraverso gli occhi e le vicissitudini di una protagonista indomabile, la magnifica Zhao Tao, moglie e attrice feticcio del presidente della giuria Jia Zhangke; mentre First Night Nerves, il nuovo lussureggiante mélo di Stanley Kwan, è ambientato tra le rivalità, i ricordi, gli amori e i bisticci della troupe teatrale che sta mettendo in scena una nuova commedia. Dall'Occidente, invece, alcuni ritratti di artisti che raccontano, anche con il loro corpo e la loro immaginazione, le rispettive epoche: la Francia dei primi decenni del Novecento, attraverso la vita, l'arte e gli amori della scrittrice sfrontata che si ribellò alle convenzioni, Colette, icona dell'affermazione femminile, nel film diretto da Wash Westmoreland e interpretato da Keira Knightley; la Leningrado degli anni 70, gelida e desolante, nella quale si aggira in un'inutile ricerca di lavoro lo scrittore Sergej Dovlatov, ironico, lucido, osteggiato dal regime fino a essere costretto a emigrare negli Stati Uniti, in Dovlatov di Aleksey German jr; e ancora la Russia dei decenni centrali del secolo scorso, tra una Transiberiana innevata e la Guerra fredda, nel racconto a flashback intrecciati della nascita, vocazione e affermazione di uno dei più grandi ballerini di tutti i tempi, Rudolf Nureyev, in The White Crow di Ralph Fiennes. Infine, gli Stati Uniti: il cuore del Texas, per raccontare la storia di Blaze Foley, il musicista country ucciso a 39 anni, ritratto in Blaze da Ethan Hawke, e la New York anni 90 dove vive, lavora, s'ingegna Lee Israel, l'autrice di celebri biografie che, disoccupata, si dedicò alle truffe letterarie, interpretata da Melissa McCarthy in Can You Ever Forgive Me? di Marielle Heller.
Storie italiane. Dal secolo breve, storie vivissime, che ancora ci riguardano: la cultura, la politica, la società degli anni 50, raccontate dalle immagini di archivio e dalle voci di registi, politici, scrittori e giornalisti in Bulli e pupe di Steve Della Casa e Chiara Ronchini; e, a partire dagli stessi anni per arrivare fino agli anni 80, l'immagine della sessualità e della donna filtrata dalla televisione pubblica, in Sex Story di Cristina Comencini e Roberto Moroni. E, ancora, il ‘68, come fu vissuto nei festival di Cannes e di Venezia, nelle grandi città universitarie e com'è rievocato da autori come Bellocchio e Assayas, in Il gusto della libertà - Cinema e ‘68 di Giovanna Ventura; e gli anni più caldi delle lotte operaie, i ‘70, nelle immagini girate in super8 alla Fiat Mirafiori da Pietro Perotti, in Senzachiederepermesso, di Perotti e Pierfranco Milanese (Premio Maria Adriana Prolo 2018). Tra ieri e oggi si colloca Ragazzi di stadio, quarant'anni dopo, nel quale Daniele Segre torna ai protagonisti dei suoi film sugli ultras juventini, ritrovando vecchie storie e rituali e scoprendo nuovi volti e gerarchie. Sconfinano invece tra l'Italia e paesaggi, culture, linguaggi limitrofi I nomi del signor Sulcic di Elisabetta Sgarbi, poetica e labirintica ricerca di tracce, parentele e affinità tra Trieste e la Slovenia, e The Man Who Stole Banksy, nel quale Marco Proserpio ricostruisce i motivi e gli interessi che stanno dietro il famoso furto di uno dei murales che il misterioso Banksy aveva dipinto sulle facciate palestinesi. E sono viaggi oltre e intorno ai nostri confini anche i due film proposti dalla Film Commission Torino Piemonte: due vecchi amici on the road su un camion lungo le autostrade d'Europa in Drive Me Home di Simone Catania, racconto dolceamaro della ricerca di identità e radici, e i passeur e i trafficanti di un paesino di confine delle valli piemontesi in Il mangiatore di pietre di Nicola Bellucci, thriller notturno nel quale riaffiora il passato.

Educazioni sentimentali. Il cinema come specchio, modello, imitazione della vita: in Pretenders di James Franco, dove due amici di college innamorati della stessa ragazza per un decennio intrecciano le loro vite tra New York e l'Europa, e in L'amour debout di Michael Dacheux, bisticci, inseguimenti e dubbi di due giovani francesi che si sono appena lasciati, in una Parigi e tra incertezze che rimandano (esplicitamente) a Jean Eustache. La musica come traccia sonora ed esistenziale di vite distanti: quella del rocker scomparso nel nulla che riappare a rimettere in moto gli affetti di una coppia di inglesi, in Juliet, Naked di Jesse Peretz, dal romanzo di Nick Hornby Tutta un'altra musica; e quella del maturo cantante di feste di piazza che incrocia per caso la sua vita spericolata con quella di una giovane madre piena di problemi, in Ovunque proteggimi di Bonifacio Angius. E il teatro come scoperta e affermazione di sé: per la problematica adolescente americana che, grazie alla sua insegnante di recitazione, riesce a dominare i suoi conflitti in Madeline's Madeline, nuovo, potente film di Jospehine Decker.
Amici/Nemici. Un giovane weatherman gay, a Los Angeles, sprofondato in un crollo nervoso in diretta televisiva, e il cinquantenne operaio cubano, sposato e con figli grandi, che gli ridipinge il terrazzo, nell'irresistibile scambio linguistico-culturale di Papi Chulo, la commedia americana dell'irlandese John Butler. Un burbero artista che vive in una villa isolata e la studentessa di belle arti che vuole a tutti i costi diventare sua assistente e lo tira fuori dal suo scontroso riserbo, in Ulysse et Mona di Sébastien Betbeder (premio della giuria al TFF 31), con Eric Cantona. E tutti i parenti e amici che incautamente Colin invita in una magione di campagna a festeggiare il Capodanno, in Happy New Year, Colin Burstead, il nuovo corrosivo, mobilissimo affresco umano di Ben Wheatley.
Due classici restaurati. Trevico-Torino, anomalo, scabro ritratto della realtà operaia dei primi anni ‘70, attraverso le giornate di un emigrante giunto da Avellino alla Fiat a Torino, diretto da Ettore Scola, e scritto dal regista con Diego Novelli (restaurato dalla Cineteca di Bologna e dal Museo Nazionale del Cinema). Processo a Caterina Ross, la rigorosa, asciutta ricostruzione del processo del 1697 a una giovane contadina svizzera accusata di stregoneria, realizzata nel 1982 da Gabriella Rosaleva, che lo stesso anno inaugurò la prima edizione del Festival Internazionale Cinema Giovani (restauro a cura dall’Archivio Nazionale Cinema d’Impresa, del Museo Nazionale del Cinema e del Centro Sperimentale di Cinematografia, con la collaborazione di Kitchen Film e con il contributo di Equilibra).
Lunga vita a Ermanno Olmi! Una giornata dedicata a Ermanno Olmi, ai suoi umanissimi ritratti, la sua poesia delle macchine e dei volti, i suoi scorci di paesaggi e di città, la sua lucida coscienza storica. La giornata si sviluppa come racconto della sua fisionomia complessa e completa di autore: dai cortometraggi industriali degli anni 50 come Dialogo tra un venditore di almanacchi e un passeggiere e Manon finestra 2, commissionati da Edison, a Nascita di una formazione partigiana (episodio della serie Rai I giorni della nostra storia, scritta da Corrado Stajano), dove i materiali d'archivio si mescolano con modernità fluida alle ricostruzioni, i volti d'epoca a quelli degli attori; dall'ironia lucidissima di Il denaro, il documentario realizzato nel 1999 che racconta il rapporto degli italiani con il denaro attraverso una variegata, imprevedibile successione di materiali giornalistici, pubblicitari, televisivi, alla tenerezza di La cotta, mediometraggio prodotto nel 1967 dalla Rai, sull'educazione sentimentale di un liceale milanese, un piccolo film prezioso che non ha nulla da invidiare ai film realizzati negli stessi anni per il cinema. E infine, uno dei capolavori, Il mestiere delle armi, dura, spettacolare denuncia di tutte le guerre, attraverso la ricostruzione delle ultime battaglie e degli ultimi giorni di vita di Giovanni delle Bande Nere. Ma Ermanno Olmi non è stato solo un grande autore. È stato anche maestro di cinema, ha insegnato il mestiere a molti giovani registi, li ha aiutati a produrre le loro prime opere. Infatti, nel 1982 fondò a Bassano del Grappa con Paolo Valmarana "Ipotesi Cinema", scuola di cinema o, come la chiamava Olmi, "bottega d'arte". Intorno a Ipotesi Cinema sono cresciuti (e continuano a crescere) molti autori. Di alcuni di questi presentiamo le prime opere, che furono realizzate per la serie Rai Di paesi e di città: Robinson in laguna di Mario Brenta, Tre donne di Giacomo Campiotti, In coda alla coda di Maurizio Zaccaro. Ad accompagnare i film, amici e collaboratori di Olmi: Betta e Fabio Olmi, Mario Brenta, Giacomo Campiotti, Cecilia Valmarana e Federico Pontiggia, Maurizio Zaccaro. E lo stesso Olmi, in brani di E venne l'uomo, l'intervista realizzata nel 2016 da Federico Pontiggia per Rai Movie.


UNFORGETTABLES Quando Emanuela Martini, conoscendo le mie passioni, mi ha invitato al Torino Film Festival come Guest Director, chiedendomi qualche titolo di film che sintetizzasse quello straordinario insieme che è per me cinema e musica, ho vissuto gioia e titubanza. I film che si ispirino alla musica (nel mio caso intesa esclusivamente come jazz o classica) non sono tanti e pochi dotati di un’anima. Così, costretto a eliminare una serie di titoli, dal magnifico Let’s Get Lost di Bruce Weber e Born To Be Blue di Robert Budreau (entrambi su Chet Baker) al Round Midnight di Tavernier (su Lester Young), dal sontuoso Cotton Club ellingtoniano di Coppola al Jazz on a Summer’s Day di Bert Stern con Louis Armstrong, Thelonious Monk e Gerry Mulligan, tutti film probabilmente già troppo visti, ho deciso di scegliere Bird, la struggente biografia di Clarlie Parker diretta da Clint Eastwood, e due titoli che hanno contribuito a far nascere in me, nei remoti anni della mia adolescenza, questa passione. La vita di Benny Goodman e quella di Glenn Miller. Mi restava pochissimo spazio per dire la mia infinita riconoscenza a quella musica classica che non so più distinguere dal jazz. Mi occorreva un musicista che non appartenesse né a un tempo né a una moda, un musicista che fosse la sintesi di tutti i tempi e di tutte le mode. Glenn Gould, che suona le sue variazioni cantando come faceva Oscar Peterson (altro straordinario pianista jazz canadese), era probabilmente colui che cercavo. Nei Trentadue piccoli film su Glenn Gould, François Girard ha circumnavigato questo genio assoluto, che ancora oggi non smette di commuoverci. (Pupi Avati)


AFTER HOURS Al centro di After Hours 2018, la tensione, il ritmo e l'entusiasmante risultato visivo di Unthinkable, il catastrofico-mélo-apocalittico realizzato dal collettivo Crazy Pictures, sostenuto dal crowfunding e dal produttore esecutivo di Lasciami entrare: due ore mozzafiato nelle quali, tra intrecci familiari e affettivi, si addensa sulla Svezia ed esplode lo spettacolare attacco distruttivo di una forza sconosciuta. Intorno a questo, tre thriller: il nuovo, durissimo e nerissimo action di Brillante Mendoza, Alpha, the Right To Kill. dove si confrontano e si confondono poliziotti e uomini di potere, piccoli spacciatori e narcotrafficanti, nel ventre brulicante di una città dove sembra sempre notte; l'ansiogena rincorsa con il tempo di El reino, dove lo spagnolo Rodrigo Sorogoyen (autore di Che Dio ci perdoni), ricostruisce le giornate al cardiopalma di un politico di successo che tenta di coprire le tracce delle sue appropriazioni indebite prima che queste lo portino alla rovina; l'apparente commedia Tyrel di Sebastian Silva, dove a poco a poco s'insinua e cresce una sottile, disturbante tensione intorno al protagonista, che scopre di essere l'unico ospite di colore in uno chalet sui monti Catskills, in mezzo ai tanti amici bianchi che festeggiano un compleanno.
Due commedie demenziali: Heavy Trip di Juuso Laatio e Jukka Vidgren, viaggio avventuroso e imprevedibile degli Impaled Rektum, sbrindellata metal band formata da un gruppo di amici finlandesi, decisi a raggiungere il più famoso festival metal della Norvegia; e, nel 1999 del temuto Millennium Bug, Relaxer di Joel Potrykus (Buzzard, The Alchemist Cookbook), chiuso nella stanza e incollato al divano dal quale il protagonista non può alzarsi perché ha scommesso con il fratello che riuscirà a battere il record a Pac Man. Due affreschi distopici: rigoroso, avvolgente e visivamente abbagliante, High Life, primo film di fantascienza di Claire Denis, con Robert Pattinson e Juliette Binoche che viaggiano nello spazio verso un buco nero, su un'astronave che fu un carcere, nella quale si è persa ogni traccia di sentimento, finché non è nata una bambina; assolato e arido, in movimento tra paesaggi diversi, minoranze etniche, carceri e campi profughi, Catharsys or the Afina Tales of the Lost World di Yassine Marco Marroccu, dove un uomo racconta la sua storia nella trasmissione radiofonica di un onnipotente conduttore, nel 2021, quando sulla Terra non piove da mesi.
Sei variazioni sull'horror. Raffinato, sardonico, misterioso, il nuovo viaggio di Peter Strickland (Berberian Sound Studio e The Duke of Burgundy, in concorso al TFF32) nelle atmosfere del giallo all'italiana e degli horror a episodi della Amicus: In Fabric, dove un abito rosso esposto in un grande magazzino di lusso trasmette i suoi malevoli incantesimi alle clienti che l'acquistano. Scatenato, purpureo, indemoniato, Mandy di Panos Cosmatos, horror-revenge tra boschi e sette sataniche, dove Nicols Cage passa dall'idillio allo splatter, in un crescendo sanguinoso e inarrestabile. Enigmatico, violento, tenebroso, Dead Night di Brad Baruh, incrocio tra zombie movie, sette sataniche e "cabin in the woods", con disturbanti incursioni di trasmissioni e attualità televisive, mentre una tranquilla famiglia vive l'orrore di una notte indemoniata. Claustrofobico, malsano, inquietante, L'ultima notte di Francesco Barozzi, violenze e conflitti antichi sepolti in una fattoria della campagna modenese, ravvivati dal ritorno a casa della protagonista, in una spirale dove il passato travolge il presente. Feroce, ironico, imprevedibile, Piercing di Nicolas Pesce, dove il consueto viaggio di lavoro di un meticoloso, "buon" padre di famiglia nasconde scopi e sfoghi omicidi, finché il "collezionista" non incontra una vittima dagli umori eccentrici. Sinistro, surreale, carnale, Incident in a Ghostland di Pascale Laugier, lussureggiante incursione tra bambole vive e di porcellana, laidi maniaci, ricordi di violenze vissute e vendette desiderate, torture, traumi, sogni, con la quale l'autore di Martyrs rende omaggio a Lovercraft. Incident in a Ghostland e Piercing verranno presentati, a partire dalla mezzanotte, sabato 24 novembre nella Notte Horror: Maniac!, insieme con uno dei capolavori del genere: Peeping Tom (L'occhio che uccide) di Michael Powell, la storia del giovane operatore londinese che uccide le sue vittime con la lama incorporata nel treppiede della macchina da presa con le quali le sta filmando. After Hours dedica inoltre, nel centenario della sua nascita, un omaggio a uno dei capostipiti dell'horror spagnolo: Amando de Ossorio.

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