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TORINO, 23 January 2019

Musica Nicolas Collins & Friends | 24 gennaio | Superbudda - Torino

Ingresso riservato ai soci con contributo responsabile

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An evening of Electronic Folk Music with Nicolas Collins (and friends)
Giovedì 24 gennaio 2019 
Dalle 21:00 a mezzanotte
Superbudda - Torino 

Nicolas Collins

Pea Soup (1974/2014)
con
Stefano Cicerone - trombone 

Still Lives (1993/2016)
con
Stefano Cicerone - trombone 

!trumpet (2018 - 19)
con
Stefano Bassanese – bobina elettroacustica
Veniero Rizzardi – grammofono acustico

 

The Royal Touch (2014)

In Memoriam Michel Waisvisz (2008)

The Talking Cure (2002/2019)

 

 

Nato e cresciuto a New York, Nicolas Collins ha trascorso la maggior parte degli anni 90 in Europa, dove è stato curatore ospite della Fondazione STEIM ad Amsterdam, e compositore residente DAAD a Berlino. Pioniere nell’impiego dal vivo dei microcomputer, Collins solitamente fa uso di circuiti DIY e strumenti musicali convenzionali. È stato per vent’anni curatore del Leonardo Music Journal, e dal 1999 è stato professore al Department of Sound nella Scuola dell’Art Institute of Chicago.  Il suo libro Handmade Electronic Music – The Art of Hardware Hacking (Routledge), ha avuto una profonda influenza sull’attuale diffusione della musica elettronica.

 

www.nicolascollins.com 

 

 

In Pea Soup un circuito autostabilizzante (in origine tre Countryman Phase Shifter, qui emulati via software) regola l’altezza di un feedback a una diversa frequenza di risonanza ambientale ogni volta che il feedback si attiva. Il solito fischio è così sostitutito da modelli instabili di suoni sinusoidali, dando luogo a una specie di raga site-specific che riflette la personalità acustica del luogo. Queste melodie architettoniche possono essere influenzate da movimenti fisici di corpi nello spazio, da altri suoni che si producono (qui un trombone che interagisce), o anche da correnti di aria fresca. 

 

In Still Lives un lettore CD modificato “scratcha” lentamente su dieci battute di musica di Giuseppe Guami (1540-1611).  Nelle transizioni da un loop all’altro il contrappunto della canzona si sospende in blocchi armonici traballanti. Il testo, tratto dai diari di Vladimir Nabokov, evoca memoria e mortalità. La performance fa uso di un’emulazione software del mio amato Sony DT66 Discman, recentemente spirato, che niente è stato in grado di sostituire. 

 

The Royal Touch rianima circuiti morti ripescati dalla spazzatura (cellulari, schede madre di pc ecc.). Con dei piombini da pesca ho costruto dei contatti mobili tra un semplice circuito da me progettato e I cadaveri elettronici. Il feedback tra vivo e morto produce oscillazioni complesse che mutano a seconda dei più piccoli movimenti che si producono sui punti di contatto.

 

Stanco del vocabolario implicito al trattamento live del segnale, dieci anni fa avevo deciso di ritirare la versione 3.0 del mio trombone modificato (trombone-propelled electronics). Però il desiderio di continuare a improvvisare mi ha risospinto verso la mia passione per gli strumenti ibridi: quasta volta è una tromba, con altoparlante incorporato, sensori per effetto riverbero che leggono le posizioni dei pistoni, un breath controller e una ventosa sturacessi Bluetooth. E dopo quarant’anni sono riuscito finalmente a programmare un computer in modo da farlo suonare dei glitch. Il lupo perde il pelo… Con una strizzata d’occhio a David Tudor ho chiamato il mio strumento !trumpet; ma dove nel titolo della leggendaria composizione di Tudor Bandoneon! il segno “!” significava ‘fattoriale’, io uso lo stesso segno per la sua proprietà logica di negazione: decisamente la mia non è una tromba.

 

In Memoriam Michel Waisvisz  impiega il tremolio della fiamma di una candelina per controllare l’intonazione di quattro oscillatori

 

In The Talking Cure un computer segue le inflessioni della voce e genera un accompagnamento di pianoforte; registra anche specifici suoni del parlato, che possono essere riprodotti in un secondo momento per creare una specie di parte solistica. In realta io non preparo niente: mi limito a tenere duro e il computer fa il resto, faccio musica a braccio. Il titolo deriva da un vecchio eufemismo con cui si designava la psicanalisi. Freud consigliava il paziente di “esprimere senza freni i pensieri e le idee che sorgono dalla mente”, cioè più o meno quello che in questo caso faccio io sulla scena. Di solito si tratta di un monologo, ma questa sera la Cura prende la forma di una specie di piano bar che accompagna una discussione tra Collins, Bassanese e Rizzardi. 

 

 

 

MODALITÀ DI INGRESSO

Ingresso riservato ai soci con contributo responsabile 

Domanda di associazione online obbligatoria 

https://www.superbudda.com/membership/

 

LUOGO DELL'EVENTO

Superbudda

via Valprato, 68 - 10155 Torino

www.superbudda.com 

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