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TORINO, 03 February 2019

Teatro RAGAZZI DI VITA di Pier Paolo Pasolini al Teatro Carignano di Torino

drammaturgia di Emanuele Trevi e regia di Massimo Popolizio

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  foto di Achielle Le Pera
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Al Teatro Carignano di Torino, martedì 29 gennaio 2019, alle ore 19.30, debutta RAGAZZI DI VITA di Pier Paolo Pasolini, con la drammaturgia di Emanuele Trevi e la regia di Massimo Popolizio.
Lo spettacolo è interpretato da Lino Guanciale e da Sonia Barbadoro, Giampiero Cicciò, Verdiana Costanzo, Roberta Crivelli, Flavio Francucci, Francesco Giordano, Lorenzo Grilli, Michele Lisi, Pietro Masotti, Paolo Minnielli, Alberto Onofrietti, Lorenzo Parrotto, Silvia Pernarella, Elena Polic Greco, Francesco Santagada, Stefano Scialanga, Josafat Vagni, Andrea Volpetti. Le scene sono di Marco Rossi, i costumi Gianluca Sbicca, le luci di Luigi Biondi, canto Francesca della Monica, i video di Luca Brinchi e Daniele Spanò, assistente alla regia Giacomo Bisordi.
Ragazzi di vita, prodotto dal Teatro di Roma – Teatro Nazionale, resterà in scena al Carignano per la Stagione in abbonamento del Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale fino a domenica 10 febbraio.

Tre premi alla regia per Massimo Popolizio che fa muovere su un palcoscenico nudo lo sciame struggente dei “borgatari” di Pasolini. Un’umanità vivida e dolente per uno spettacolo preso d’assalto da un pubblico numerosissimo ed entusiasta. Drammaturgia di Emanuele Trevi.

Nato nel 2016, a quarant’anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini, Ragazzi di vita, con la regia di
Massimo Popolizio, primo adattamento del romanzo per il palcoscenico con la drammaturgia di Emanuele Trevi, è diventato immediatamente un caso.
Vincitore di tre premi alla regia (Ubu, Critica e Le Maschere), ha attirato una massa di spettatori entusiasti. Su un palcoscenico spoglio, che riproduce la povertà e il degrado delle periferie romane del secondo dopoguerra, Popolizio intreccia le storie dei giovanissimi “borgatari” che colpirono l’autore friulano al suo arrivo a Roma nel 1950. Riccetto, Lenzetta, il Caciotta, Amerigo, Begalone, Alvaro, Spudorato e gli altri, con le loro piccole vite fatte di espedienti, in cerca di qualche soldo e di passatempi per ammazzare la noia, sono l’affresco della povertà morale e materiale dell’Italia degli ultimi, degli emarginati, alla vigilia di un boom economico che, nella visione pasoliniana, è portatore di un benessere materiale che toglie l’innocenza. Una ventina di personaggi in scena, in un brulichio di corpi e di voci, in dialetto romanesco. «Una lingua inventata, artificiale», sottolinea Emanuele Trevi, così come viene percepita dal “narratore/autore” (Lino Guanciale) che è, come Pasolini, rispetto a quella realtà, uno “straniero”. L’allestimento di Massimo Popolizio porta dentro le giornate dei giovani sottoproletari, nella loro furiosa, impulsiva, struggente lotta con la quotidianità. «Una vitalità infelice, la loro. E la cosa più commovente in quest’opera – conclude il regista – è proprio la mancanza di felicità».+


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