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TORINO, 19 February 2019

Teatro Le baruffe chiozzotte, il capolavoro di Goldoni verista ante litteram Giovedì 21 > Domenica 24 febbraio 2019 Teatro Astra, Torino

Nell’allestimento del Teatro Stabile del Veneto con la regia di Paolo Valerio

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Arriva a Torino per la Stagione TPE Le baruffe chiozzotte di Carlo Goldoni nell’edizione del Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale per la regia di Paolo Valerio. Lo spettacolo va in scena al Teatro Astra da giovedì 21 a domenica 24 febbraio 2019 nell’allestimento del 2017 al Teatro Romano di Verona.

Penultima commedia italiana di Carlo Goldoni prima del suo trasferimento a Parigi in cerca di un rilancio e di una nuova carriera (sarà seguita soltanto da Una delle ultime sere di Carnovale), Le baruffe chiozzotte debuttano a fine gennaio 1762 al Teatro San Luca di Venezia. Commedia corale, a prevalenza femminile, en plein air e attraversata da quella maestrìa nell’imbastire concertati «musicali» che Goldoni estrae e riversa nei suoi libretti, l’opera resta in apparenza nel solco di quella perfetta miscela di intreccio e analisi socio-psicologica, di ricerca linguistica e quadro d’ambiente che è alla base dei maggiori successi goldoniani. Nei fatti presenta invece un sacco di innovazioni.

Per la prima volta Goldoni esce dall’habitat familiare e protettivo delle calli e campielli cittadini e ricerca un altrove, un «esotico» ancorché vicino, nella colorita città peschereccia affacciata oltre la laguna sul mare aperto. Con sguardo scientifico d’antropologo e filologo ne analizza i ruoli e i rapporti sociali, le torsioni dialettali della lingua veneziana, le relazioni familiari, la vita quotidiana e la psicologia dei personaggi visti sia in quanto individui sia in quanto attori sociali. A cominciare dai soprannomi personali e familiari, che marcano attraverso le generazioni caratteristiche e difetti e che ancora oggi a Chioggia sono parte viva e integrante dell’onomastica locale. Goldoni ne fa degli stigmi caratterizzanti, impronunciabili davanti agli interessati: Marmottina, Galozzo, Meggioto, Lasagna, Panchiana, Puinetta, Canestro, Cospettoni.

Nelle Baruffe lo strato popolare non compare più come tipo, maschera, macchietta o comprimario ma è protagonista assoluto: personaggio collettivo rappresentato nei suoi ruoli e compartimentazioni che spesso hanno la rigidità verticale e invalicabile delle caste nella società tradizionale. Gli squartài, che nulla possiedono, i pescaori, i batelanti, proprietari di barca o che ne sognano il possesso, e infine i mercanti col barettón de veludo, che non pescano e non navigano, certo ex pescatori ma che ora comprano e rivendono. Tutti sotto l’occhio estraneo dell’aiutante di giustizia Isidoro, che era appunto ai tempi di Goldoni – e come Goldoni stesso era stato, prima di abbandonare la carriera di uomo di legge – un cittadino che esercitava funzioni di appoggio al nobiluomo incaricato dell’Ufficio di giustizia di Stato. Un personaggio che la legge impediva di rappresentare e che quindi, assente o presente, qui non appare mai in scena.

Le passioni primordiali del popolo – violente, controllate a stento al punto da rischiare di sfociare nella faida e mai mediate dall’istinto di salvaguardia di un ruolo sociale assegnato - svelano un Goldoni verista ante litteram, che nello sguardo oggettivo e distaccato anticipa e ispira esplicitamente Giovanni Verga. Il padrone di barca si chiama Paron Toni come il Padron ‘Ntoni dei Malavoglia. E i suoi pescatori chioggiotti sono straordinariamente simili a quelli siciliani del Luchino Visconti di La terra trema.

Ammirata da Goethe, che assiste a una replica nel suo viaggio in Italia del 1786, Le baruffe chiozzotte ha una ricezione contrassegnata da due messe in scena seminali, miliari. La prima è quella firmata da Renato Simoni il 17 luglio 1936 alla Giudecca di Venezia: all’aperto, tra il canale e il campo dei Santi Cosma e Damiano. Nel teatro italiano è un momento magico in cui i registi iniziano a dirigere e controllare gli attori in un disegno coerente e a recuperare i luoghi en plein air dimenticati, compresi gli antichi teatri sotto il cielo. La seconda è quella, forse insuperata, di Giorgio Strehler del 1964 poi ripresa nel 1992. Una messinscena per sale «all’italiana», una lettura tutta atmosferica e autunnale com’è la stagione della zucca barucca che fa da leitmotiv e detonatore della vicenda. Il 26 luglio 1955 l’interpretazione di Cesco Baseggio è una delle prime trasmissioni realizzate dalla Rai per la tv.

 

Note di regia di Paolo Valerio

Lucietta: «Creature, cossa diséu de sto tempo?». Questa la prima battuta della commedia, e da subito il tempo atmosferico e psicologico si intrecciano. Le Baruffe sono l’ultimo testo di Goldoni, fatta eccezione del suo testo d’addio, Le ultime sere di Carnevale che scrive prima della sua faticosa partenza per Parigi. E infatti, in questo affresco di grande leggerezza e irresistibile divertimento, si intravede il colore della malinconia, la sensazione del tempo irresistibile che fugge.

Le donne delle Baruffe sono in attesa, hanno una decisa urgenza, quella di non far passare un altro inverno senza essersi maritate. Poi gli uomini ripartiranno per mare, e torneranno, forse, presto o tardi a Chioggia. E per raggiungere questo scopo, l’anello e il matrimonio, le regole di Chioggia vanno rispettate, e le differenze di censo tra pescatori sono semplici ma chiare. Il mondo femminile, fatto di famiglie e relazioni, di lavoro al merletto e di sogni d’amore, di attesa e di vitalità, è il luogo della strada. Accanto, il canale, il mondo degli uomini del mare che tornano per ripartire.

Da qui la scelta di aprire lo spazio, di lasciare liberi corpi e musica: quella musica già raccontata dalle note e dalla cronaca di Renato Simoni e che appartiene alla concertazione di questa lingua, unica e in parte inventata, e questi corpi di uomini e donne che si muovono nello spazio come una squadra, con schemi e disegni precisi per attaccare e difendere, per baruffare e alla fine di nuovo sorridere. Ognuno di questi personaggi – terreni, acquei, innocenti e rudi – è importante, da costruire sul palcoscenico, avventurandosi oltre i suggerimenti del testo.

Uno spettacolo corale, dove l’idea di scenografia condivisa con Antonio Panzuto, abolisce le sottili pareti delle case per andare oltre ed entrare ancora di più nelle anime dei personaggi. Lo spazio esterno è il luogo di ritrovo dei popolani, del commercio, il luogo delle promesse d’amore, delle gelosie e delle baruffe, il luogo neutro in cui il popolo può incontrare liberamente i rappresentanti della giustizia e l’unico in cui il lieto fine sia possibile. E sullo sfondo dei festeggiamenti per i tre matrimoni appena celebrati, il tempo scorre, il Cogitore è in partenza, come Goldoni è in partenza per Parigi, ricordando le donne di Chioggia e le loro Baruffe d’amore.

 

La trama

Lungo una strada di Chioggia, davanti alle rispettive case, siedono da una parte Madonna Pasqua e Lucietta e dall'altra Madonna Libera, Orsetta e Checca, tutte intente a ricamare e cucire mentre gli uomini sono in mare a pescare. La conversazione scivola dalle condizioni del tempo agli affari amorosi: Lucietta è promessa a Titta Nane, Orsetta ama Beppo (fratello di Lucietta) e a Checca non dispiace la corte di Toffolo il battellaio. Quest'ultimo però è un dongiovanni che non esita a civettare con tutte e tre le giovani presenti, scatenando un grande litigio tra le donne. L’arrivo in porto delle barche di Padron Toni, marito di Pasqua, e di Padron Fortunato, marito di Libera, calma solo temporaneamente le acque. Quando gli uomini vengono a sapere dell’accaduto, infatti, si scatenano furibonde scenate di gelosia tra i futuri sposi e Titta Nane e Beppo decidono di rompere il fidanzamento con Lucietta e Orsetta. Incautamente Toffolo torna sulla scena del misfatto: vengono fuori prima Beppo e poi Toni, infuriati; Toffolo si difende lanciando sassi, gli altri pongono mano ai coltelli. Il peggio è scongiurato dall'intervento delle donne, che riescono a dividere i contendenti, ma la faccenda è ben lontana dall’essere risolta.

Toffolo, infatti, denuncia gli aggressori alla Cancelleria Criminale e l’intera compagnia è obbligata a presentarsi in tribunale davanti al Coadiutore Isidoro, il quale ascolta solo la famiglia di Padron Fortunato mostrando un particolare interesse non proprio professionale nei confronti di Checca e destando sospetti e polemiche da parte di Pasqua e Lucietta. Gli animi non riescono a placarsi e il carosello di accuse e liti continua anche fuori dall’aula di giustizia finché Isidoro, con pazienza e autorità, riconcilia i fidanzati tra di loro e propone a Toffolo di sposare Checca per porre fine alla vicenda una volta per tutte. In un clima festoso, la pace viene ristabilita (e il lieto fine assicurato) con la celebrazione di ben tre matrimoni: quello tra Lucietta e Titta Nane, quello di Orsetta e Beppe e quello tra Checca e Toffolo.

 

 

 

Lo spettacolo

21-24 febbraio 2019

Gio, ven, sab h 21; dom h 17

Teatro Astra, via Rosolino Pilo 6 - Torino

 

Le baruffe chiozzotte

di Carlo Goldoni

 

Regia Paolo Valerio

 

Personaggi e interpreti:

Paron Toni Giancarlo Previati

Madonna Pasqua Michela Martini

Lucietta Marta Richeldi

Titta Nane Francesco Wolf

Beppo Riccardo Gamba

Paron Fortunato Valerio Mazzucato

Madonna Libera Stefania Felicioli

Orsetta Francesca Botti

Checca Margherita Mannino

Paron Vicenzo Leonardo De Colle

Toffolo Luca Altavilla

Cogitore Piergiorgio Fasolo

Comandatore-Canocchia Vincenzo Tosetto

 

Consulenza storico-drammaturgica: Piermario Vescovo

Movimenti di scena: Monica Codena 

Scene: Antonio Panzuto

Costumi: Stefano Nicolao

Musiche: Antonio Di Pofi

Luci: Enrico Berardi

Produzione: Teatro Stabile del Veneto - Teatro Nazionale

 

Biglietti
INTERO: 22,00 €
RIDOTTO: 15,00 €
UNDER 26: 10,00 €

Info, biglietti e abbonamenti: www.fondazionetpe.it

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