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TORINO, 03 July 2019

Musica I SHOT A MAN + GOSPEL BOOK REVISITED + FABIO MASCOLO + NOSEXFOR live Sun of a Beach Torino

ingresso gratuito

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Spazio 211
Via F. Cigna,211
Torino 
011.19705919  Link al sito 

VENERDI 5 LUGLIO
h 20:00 – BUSKERCASE
con I SHOT A MAN + GOSPEL BOOK REVISITED 

I SHOT A MAN
I Shot a Man nasce nell’estate 2014, da un'idea di Domenico De Fazio, dei suoi slide, delle sue vecchie chitarre elettriche, di legno, di ferro. Alla batteria c’è Blue Bongiorno, polistrumentista di formazione jazz che non disdegna di suonare cucchiai, sgabelli e assi per lavare i panni. Completa la formazione Manuel Peluso, che sposa il fingerpicking sulla chitarra acustica ad un'impostazione vocale a metà tra il crooner e il busker.

Si distinguono pochi suoni, guasti e grossi. Gli I Shot a Man suonano con l’ostinazione di riprendere la storia del blues dall’inizio, in un percorso che dagli spiritual cantati a voce nuda, arriva a quelle chitarre acustiche suonate con colli di bottiglia, e si spinge fino alle valvole sature degli amplificatori, quando il blues stava partorendo il rock, e presto tutti avrebbero cominciato a ballare.

Il suono di I Shot a Man è fatto di voce, chitarre, batteria e niente basso. Li costringe a inventare arrangiamenti nuovi, a ripensare la ritmica, in un dialogo costante tra le percussioni e un fingerpicking vecchio di cent’anni.

Il 2018 è l'anno in cui la band inizia a guadagnarsi l'attenzione del panorama blues italiano. Gli I Shot a Man vincono il contest Effetto Blues, dividono il palco con i The Animals in occasione del Torrita Blues Festival, sono tra gli ospiti del main stage al raduno Blues Made in Italy. Accanto ai festival, il viaggio della band si riempie di locali e club nel nord e centro Italia. Nel 2018 nasce la collaborazione con la comunità di blues dancers, un amore a prima vista che dà vita a numerose serate e che porta la band come headliner al festival The Big Blues, a Creta.

"GUNBENDER" è il primo album in studio. È stato registrato live nel febbraio 2019. Contiene cinque inediti e cinque standard, è stato registrato in cinque giorni con cinque chitarre. È stato finanziato grazie ad un crowdfunding che è andato oltre ogni aspettativa. Il sostegno è arrivato da vecchi e nuovi amici, da persone che ci seguono da sempre e da chi invece ci ha ascoltato una sola volta dal vivo, lontano, su un'isola greca.

 

GOSPEL BOOK REVISITED
Gospel Book Revisited nasce a Torino nel 2014 ed è formato da Camilla Maina (voce), Umberto Poli (chitarra), Gianfranco Nasso (basso) e Samuel Napoli (batteria).

Nel nome della band troviamo le coordinate del progetto. La passione per la musica nera e le sue radici è infatti il connettore di musicisti con percorsi anche distanti, e la black woman che accompagna il logo, disegnata dalla brasiliana Carol Rossetti, ne è l’immagine.
La rivisitazione è assunta a metodo, punto d’equilibrio tra filologia e creatività.
Il live, evocato dal ‘libro di canti’, è la dimensione privilegiata in cui generosamente dare l’anima, o meglio il soul. In particolare per un gruppo che si ispira alle jam band statunitensi.
Ma l’idea iniziale di celebrare le grandi interpreti femminili della tradizione afroamericana rileggendone i classici vira presto in un più ampio omaggio al blues.
Alla riscrittura si affianca la scrittura, portando all’integrazione del repertorio di cover con brani originali. E l’energia e la libertà del palco vengono messe alla prova dello studio di registrazione.
Won’t You Keep Me Wild?, autoritratto in forma di EP, arriva dopo questi rapidi scatti di crescita: “il diavolo e la sua musica” intrappolati in studio per un trattamento rock, secondo una scaletta fatta non solo di standard rivisti e corretti ma anche di due inediti firmati dalla stessa band.

 

h 21:00 – FABIO MASCOLO

h 22:00 – NOSEXFOR 

FABIO MASCOLO
L'eclettico cantante e chitarrista del duo Bettie Blue ed ex frontman dei Carmona Retusa arriva sul palco di Sun Of A Beach per un solo act al fulmicotone a base di chitarra elettrica e voce.

 

NOSEXFOR
Venerdì 5 luglio i Nosexfor presentano il loro album d’esordio allo Spazio 211 nell’ambito della rassegna estiva SUN OF A BEACH.
L’album, che prende il titolo dal nome della band, è stato anticipato dal singolo “Pensavo fosse ok” il cui video in pochi giorni ha totalizzato su Youtube quasi 50.000 visualizzazioni.
L’album Nosexfor è per il duo vicentino, composto da Severo Cardone e Davide Tonin, una sorta di viatico verso la riconciliazione con la musica suonata.
Severo e Davide erano alla ricerca di qualcosa di nuovo che risvegliasse entusiasmo e vena artistica. Nosexfor da subito sembra avere queste caratteriste e, in tempi brevi, si trasforma in un nuovo inizio.  I Nosexfor decidono di chiudersi in studio e passati i primi mesi, serviti essenzialmente a calibrare suoni e personalità, scrivono una valanga di brani dei quali solo una piccola selezione entra a far parte dell’album d’esordio.
Nosexfor si compone di dieci canzoni inedite che nascono dal sovrapporsi della voce all’accoppiata basso – batteria. La formazione molto snella influenza enormemente il processo creativo di scrittura avendo a disposizione un solo strumento a corda.
La formula è tanto semplice quanto efficace e quello che in un primo momento sembra un limite si trasforma in meravigliosa opportunità.
Un rock immediato e travolgente, quello dei Nosexfor, che, con l’estromissione delle chitarre, esce dagli stereotipi e retaggi tipici del genere e diventa marchio distintivo della band.

La linea strumentale si mischia in maniera sapiente a testi intimi e autobiografici restituendo al pubblico un prodotto di sicuro impatto sonoro ed emozionale. L’utilizzo dell’italiano, inoltre, facilita la comprensione e l’empatia da parte dell’ascoltatore dal momento che i testi raccontano storie di vita vissuta con la giusta dose di paure, dubbi, aspettative e sogni. 

“Ma non ti preoccupare” , racconta di come una piccola cittadina possa essere, nel bene e nel male, lo specchio di un’intera nazione che spesso non è figlia della meritocrazia; “Noi” invece descrive le difficoltà che i giovani d’oggi affrontano quotidianamente per una fantomatica stabilità lavorativa;  precarietà del lavoro e crisi economica costringono molti ragazzi a lasciare l’Italia con non pochi sensi di colpa e dubbi sul fatto se sia giusto o meno cercare riscatto altrove e questo è il tema trattato, con una buona dose di amara ironia, in “L’America”; testi  più intimi e introspettivi li troviamo in brani come “Perdere la testa” che narra di quanto sia difficile stare bene con un’altra persona se ancora non si è trovato un equilibrio interno; in “Eva” invece abbiamo una giovane donna che per riuscire ad avere quello che il nostro tempo impone (vestiti, auto ecc.) si prostituisce senza comprendere che ogni scelta impone un prezzo da pagare; “Niente luci in centro” denuncia la perdita del ruolo dei centri della città e delle piazze come luoghi di aggregazione e socializzazione a favore di un’inspiegabile politica che, per favorire tranquillità e silenzio, ha ridotto questi luoghi in veri e propri deserti urbani; “Zero Meno” è il voto che i Nosexfor danno a coloro che sui social network, forti dietro una tastiera, scrivono sproloqui e monologhi pregni di ignoranza e populismo senza prima riflettere e informarsi sulle cose. “Quello che resta” è una riflessione sul fatto che  il denaro e la ricchezza in genere se non sono accompagnati da umanità ed empatia verso gli altri finiscono con l’essere inutili e sterili svaghi. “Bambino Vudù” è  una rivisitazione di Voodoo Child di Jimi Hendrix, un omaggio ad un grande della musica internazionale; ed infine “Pensavo fosse ok”, singolo pubblicato ad inizio ottobre, è una sorta di inno all’individualismo, alla libertà di scelta, un’esortazione ad essere se stessi anche a costo di risultare “scomodi” in una società che ambisce ad uniformare le persone attraverso cliché predefiniti dai quali è difficile emanciparsi.

L’album Nosexfor è un riassunto degli ultimi vent’anni del nostro paese, dentro e fuori la nostra anima.
E’ di recente uscito il secondo singolo “Perdere la testa” estratto dall’album Nosexfor.





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