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CUNEO, 10 October 2019

Musica Duo di chitarre Massimino-Martino e studenti METS, 12 ottobre Cuneo

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Martina Massimino e Angelo Martino sono due giovani chitarristi, che hanno conseguito la laurea specialistica presso il Conservatorio “Ghedini” (con il massimo dei voti) e si sono inseriti a pieno titolo nella vita musicale, partecipando a concerti, concorsi, stages e prime esecuzioni. Nati nel medesimo anno 1993, hanno condiviso anche l’insegnante di strumento principale (Davide Ficco) e ora condivideranno il palco nel concerto previsto per sabato 12 ottobre, presso la Sala Concerti “Giovanni Mosca” (ingresso libero, inizio ore 21). Dopo il “duo” di violoncelli, la serie di serate dedicate ai “doppi” prosegue quindi con la chitarra, ma con un dettaglio particolare. Infatti, i due concertisti saranno affiancati dagli studenti del dipartimento di musica elettronica e regia del suono (METS) ed eseguiranno, oltre a brani di Autori conosciuti (Berio, Bartòk), anche composizioni appositamente predisposte da alcuni studenti.  L’idea di doppio quindi, in questa occasione, non riguarda solo lo strumento a sei corde, e quindi la musica per due chitarre, ma anche brani per il “duo” formato da una chitarra e dall’elettronica, dal vivo o in differita. In alcuni brani sono entrambe le chitarre classiche ad essere affiancate all’elettronica, portando l’idea di “doppio” su due diversi piani contemporaneamente: quello del rapporto tra i due strumenti acustici dal un lato, e quello della relazione tra il “duo” acustico e la componente elettronica, dall’altro.

Ecco le particolarità dei brani in programma:

“Trio” di Cristina Mercuri è un brano per chitarra a quattro mani ed elettronica, dove il materiale sonoro è costituito da registrazioni di una chitarra acustica rielaborate. La sezione chitarristica presenta invece un carattere improvvisativo, guidata da una partitura.

"Orbis Caelesti" di Marco Barberi è un brano per chitarra classica e live electronics basato su melodie teorizzate e assegnate da Keplero agli astri; le melodie sono state sviluppate e rielaborate sfruttando le informazioni odierne riguardanti satelliti e pianeti.

Le “Dodici Corde e Mezzo” di Giuseppe Gavazza sono le sei corde della chitarra che si aggiungono alle sei corde virtuali (intonate sull’accordo di risonanza preso a prestito da Messiaen, che polarizza la composizione) modellizzate con un programma di sintesi per modelli fisici. La mezza corda in più è un oggetto vibrante virtuale, una corda gigantesca ancorata ad un solo estremo; il suo movimento è armonico e genera frequenze troppo basse per essere udibili, tranne, quando nel suo ampio ciclo, sfiora o pizzica le sei corde virtuali generando una traccia sonora che dialoga con l’esecutore.

Le “Danze Popolari Rumene” di Béla Bartók sono una suite di sei danze (nella versione pianistica, sette nella versione orchestrale) composte nel 1915 elaborando altrettante danze popolari rumene, originarie della Transilvania. Ognuna delle sette danze, oltre al luogo di provenienza, reca un titolo che ne definisce il carattere e la destinazione d'uso. Abbiamo così, nell'ordine, Danza col bastone, Girotondo, Sul posto, Danza del corno, Polca rumena e Passettino di Belényes. Il riferimento a movimenti e passi di danza tipici delle diverse tradizioni contadine arricchisce la musica di connotazioni gestuali, accrescendo così l'evidenza plastica delle figure ritmiche e melodiche nel contesto tutto moderno del tessuto armonico e della veste timbrica. La trascrizione da pianoforte a due chitarre è stata eseguita da Angelo Martino.

“The Chord Duello” di Carlo Ambrogio è Ispirato dal brano di Mauricio Kagel “Match” per due violoncelli e percussioni. “The Chord Duello” vuole essere una sorta di parodia musicale di un duello, dove i due interpreti si sfidano in un testa a testa suonando la chitarra con alcuni oggetti forniti dal compositore. Diversamente dal percussionista nel brano di Kagel, l’elettronica non ha ruolo di arbitro ma rappresenta, nell’intenzione del compositore, una semplice evocazione di un paesaggio che fornisce una suggestiva ambientazione alla sfida musicale. 

“Nothing More” di Debora Picasso nasce dalla poesia “Il Corvo” di Edgar Allan Poe. Questo brano vuole mettere in musica le sensazioni trasmesse dai primi versi della poesia tramite il dialogo e l’intreccio della chitarra con l’elettronica. Grazie ad alcune tecniche che aumentano le possibilità sonore e timbriche dello strumento, come ad esempio la preparazione delle corde con pinzette per capelli, o la percussione sulle corde con una bacchetta per la batteria, viene costruito un paesaggio sonoro che traduce le atmosfere cupe descritte da Poe. 

I "Duetti" di Luciano Berio sono dei brevi brani per due violini composti tra il 1979 e il 1983, la trascrizione per chitarra è stata prodotta da Eugenia Kanthou. Ogni duetto prende il nome di una personalità legata alla biografia dell'autore: Bèla Bartók, Annie Neuburger, Pierre Boulez, Giorgio Federico Ghedini, Igor Stravinskij per citarne alcuni; i brani nascono con finalità principalmente didattiche, pensate per affiancare nell'esecuzione maestro e allievo.

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