Teatro ANNULLATA / LA GABBIA al Teatro Erba martedì 10 marzo alle 21

Viaggio all’interno di una gabbia fisica e mentale con TOLARDO-FRATESCHI

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ANNULLATA /


UNICA DATA, martedì 10 marzo alle 21, al Teatro Erba di Torino, per il cartellone di Grande Prosa, per un intrigante testo a due di teatro contemporaneo: La gabbia di Massimiliano Frateschi, per la regia di Massimiliano Vado. L’interpretazione è affidata a FEDERICO TOLARDO e  MASSIMILANO FRATESCHI. Scena di Andrea Urso e costumi di Tiziana Massaro. Produzione Inthel Film.

Stimato attore, regista e sceneggiatore, Federico Tolardo è stato tra i primi studenti a diplomarsi al Liceo Teatrale “Germana Erba” nel 2003.

 

La Gabbia parla di alcune condizioni mentali che si presentano nel nostro inconscio quando proviamo a nascondere quello che siamo. Una metafora, quella dei due uomini la cui gabbia è la loro malattia mentale, i loro difetti. Un sonnambulo, lucido di giorno ma non di notte, ha ucciso la moglie nel sonno (motivo della sua detenzione nella cella), l’altro invece soffre di allucinazioni psicotiche e cambia versione dei fatti ogni volta che parla della sua vita privata, confonde una realtà per un altra (il motivo della sua detenzione resta ignoto). Un viaggio all’interno di una gabbia non solo fisica ma mentale, dalla quale sembra impossibile scappare, con dialoghi apparentemente insensati e quieti ma che vibrano di paure e trovano sempre un giro di volta nel senso di questi due personaggi. Loro  sognano un futuro migliore. Noi con loro. Ambientato in una cella d’isolamento, per raccontare che spesso nei nostri difetti e nelle nostre paure restiamo fermi, questo testo parla di un futuro o un presente dove il mondo è distrutto da una catastrofe e dove, forse, la gente è quasi contenta di questo perché può ricominciare da zero. Max e Pier si ritrovano in due in una sola cella d’isolamento. LA GABBIA È UN LUOGO ISOLATO, CLAUSTROFOBICO, RIGIDO MA LUCIDO.

 

Nella cella di un carcere di massima sicurezza, in un istituto mentale. Due uomini sulla trentina, Max e Pier, si trovano in una pacifica e serena convivenza. Uno stato ciclico di stallo, descritto e scandito dalle ore che cambiano e da una voce al megafono che annuncia la frazione della giornata nella quale si trovano. I due si confessano i peccati e i sogni per il futuro ma resi ansiosi dalla reclusione e dalla scadenza d’imputazione imminente decidono di evadere con un utopico piano che comprende la corruzione di una guardia. Durante l’ora del pasto, compiono gesti euforici come picchiarsi e urlare per attirare l’attenzione ma il piano che inizialmente sembra funzionare fallisce miseramente. Così la pressione nella cella aumenta. Tutto avviene nell’arco di tre giorni nei quali i due si raccontano grandi verità e scoprono di essere in una gabbia mentale molto peggiore di quella in cui sono fisicamente, dalla quale molto probabilmente non usciranno mai. Così, compresa l’impossibilità della fuga, nella notte mentre Max sogna, Pier si toglie la vita per liberarsi della gabbia e per permettere la fuga al compagno. Le ultime parole scritte da Pier su un pezzetto di carta a carboncino sono delle istruzioni, che spingono Max a concludere il piano approfittando dello spostamento del cadavere e corrompendo la guardia con lo stesso pezzetto di carta lasciato da Pier. L’indomani, alla parvenza di una nuova luce di libertà, il fuggitivo Max viene riportato all’interno della cella, dove questa volta si troverà ad affrontare la sua gabbia da solo. Nel tempo che scorre, sempre più velocemente, è chiaro che ogni parola, pensiero e sogno svaniscono nei vuoti di silenzio. Il testo finisce con un annuncio da parte della voce al megafono che come una lancetta ricomincia il suo girotondo. Max parla da solo. Gli manca Pier o il suo amico non è mai stato in quella gabbia con lui?

 

 

 

 

 

 

NOTA d’autore

Ciò che viene rappresentato in scena è una metafora del nostro inconscio. Tutte le volte che proviamo a nasconderci o tentiamo di non vedere, di evadere i nostri difetti, la nostra gabbia si rivolta contro di noi, schiacciandoci. I due uomini, che poi scopriremo essere forse uno solo,

rappresentano la doppia faccia della nostra mente, così come molto spesso accade con i nostri pensieri o con le scelte diverse che dobbiamo affrontare. La loro malattia è il loro difetto tragico, cioè quella condizione fisica dalla quale non possono uscire, poiché uno è un sonnambulo e l’altro un allucinato dalla nascita. Questi difetti auto-sabotano di continuo la loro fuga dalla cella. Così come i nostri difetti tragici ci impediscono di andare avanti o di essere felici. Inoltre una cella d’isolamento è nota per essere lo spazio di un solo individuo, e loro sono in due a viverla. Perché i nostri pensieri stanno stretti, nello stesso spazio. E’ un modo per raccontare una condizione che spesso sento e che credo sentano tutti. La gabbia nei miei difetti, nei miei troppi pensieri, nelle paure, nel mio passato, e anche nella paura del futuro, condizioni solite, che affrontiamo chiacchierando di musica e di viaggi nello spazio con amici. Per non pensare. Ambientata in un tempo qualunque e un luogo qualunque, questa “gabbia” potrebbe essere fisicamente in un campo di concentramento, come in un ufficio in cui lavoriamo, non importa, conta come ci si sente dentro. Di sicuro un luogo grigio e senza sfumature, dove il colore delle pareti si mischia con quello dei pensieri. Dove c’è così tanto silenzio da fare rumore. Dove l’orizzonte e il mondo fuori sono così lontani da sembrare una fantasia che provenire da dentro di noi. Che sogniamo. Il loro mondo è distrutto da una catastrofe, cosa che forse di nascosto ognuno di noi desidera per appaiare gli equilibri di questa società dismessa, ma dove alla fine la luce della luna ci fa sognare quel futuro migliore, in cui tutto può ricominciare da zero. E proviamo a scappare. I nostri difetti che meschini continuano a tornare bloccandoci ancora e ancora, iniziano a farci mancare l’aria, anche se facciamo finta di non pensarci. E proviamo di nuovo a scappare. E poi capiamo che solo la morte ci può liberare dai nostri incubi e dalle nostre allucinazioni e dai nostri difetti. Forse. Ma forse nemmeno quella. Intanto vale la pena di riprovare a scappare.

Max e Pier ci provano in una giornata senza più ne meno.

 

NOTA di regia

Misurarsi con l'impercettibile, sfidando la comprensione di diversi piani di lettura che si intrecciano con una realtà in cui si sfogano eventi apocalittici; colpe personali che si pagano con vie crucis verbali, conversazioni semplici che nascondono strati di abulia e insoddisfazione, eccessi di rabbia che nascondono verità molteplici. Nella gabbia di un carcere, si sommano questi ed altri elementi, spingendo chiunque ci capiti dentro a fare i conti, oltre che con il tempo che passa, anche con le colpe della propria coscienza. È una linea di destino che ci spinge al limite, ci mette alla prova, come attori e come regista, oltre che come persone, perché la sfida lanciata a se stessi ha bisogno del conforto di essere raccolta. Si osa passando per l'umano, ci si rinchiude, ostentando fragilità, ci si misura come uomini sapendo che il risultato non sarà mai scontato. In fondo non siamo qui solo per passare il tempo; in teatro alcuni minuti sembrano anni.

Massimiliano Vado

 

Repliche La gabbia: al Teatro Erba (Torino, c.Moncalieri 241): martedì 10 marzo ore 21.

 

Prezzi La gabbia: p. unico € 22,50 + 1,50 prev - ridotto (under 26, over 60) € 16,50 + 1,50

ridotto speciale (abbonati, convenzionati e gruppi) € 15 + 1

 

 

Informazioni e acquisto biglietti: Biglietterie Torino Spettacoli

TEATRO GIOIELLO - Torino, v.Colombo 31 - tel 011/5805768; T.ERBA  - To, c.Moncalieri 241 - tel 011/6615447

TEATRO ALFIERI - To, p.Solferino 4 - tel 011/5623800 - www.torinospettacoli.it - online: www.ticketone.it

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