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VENEZIA, 01 June 2013

Musica Sabato 1 giugno il “Mare Nostrum” di Jordi Savall apre il Festival Monteverdi Vivaldi a Venezia

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E’ veneziano il “Mare Nostrum” di Jordi Savall

Il 1 giugno nella straordinaria cornice della Scuola Grande di San Giovanni Evangelista a Venezia il grande musicista catalano darà il via alla terza edizione del Festival Monteverdi Vivaldi promosso dal Venetian Centre for Baroque Music.

Insieme a Savall, “Artist for Peace” UNESCO, dieci musicisti provenienti da diverse aree del mediterraneo saranno impegnati in un affascinante dialogo tra musiche e culture.

 

Saranno Jordi Savall e Hesperion XXI – interpreti tra i più celebri del panorama internazionale della musica antica – a inaugurare a Venezia la terza edizione del Festival Monteverdi Vivaldi, il cartellone promosso a Venezia dal Venetian Centre for Baroque Music (VCBM).

 

“Mare Nostrum” il titolo dell’appuntamento, in programma nella straordinaria cornice della Scuola Grande di San Giovanni Evangelista – la più antica tra le Scuole veneziane (1261), spazio acusticamente perfetto – sabato 1 giugno alle ore 21, parallelamente al vernissage della Biennale di Venezia. Un affascinante dialogo fra musiche ottomane, arabo-andaluse, sefardite e armene del bacino mediterraneo, per il quale Savall condividerà il palcoscenico con le voci di Lior Elmaleh (Israele) e Irini Derebei (Grecia) e con musicisti provenienti da Armenia, Turchia, Grecia, Spagna e Marocco. Il progetto “Mare Nostrum” (il Mediterraneo per gli antichi romani), già fissato dagli artisti in sala di registrazione, sarà proposto a Venezia in forma nuova, adottando cioè il punto di vista della Serenissima e guardando alla fitta rete di scambi culturali, oltre che commerciali, che la Repubblica veneziana seppe intrattenere nei secoli.

 

«Savall e i suoi musicisti ci ricorderanno che la musica veneziana è anche quella di un impero, quello mediterraneo, e il risultato di processi permanenti di scambio tra la Serenissima e l’Oriente», commenta Olivier Lexa, direttore artistico del Centro veneziano. «Fin dalla fondazione del VCBM, scegliendo il leone di Ectabana come emblema, abbiamo voluto sottolineare le radici orientali del simbolo di San Marco. Oggi l’arrivo a Venezia di uno dei pionieri della rinascita del barocco, ci dà lo spunto per riflettere sui 1500 anni di affinità tra la Città dei Dogi e l’Oriente, che svilupperemo successivamente in un apposito cantiere di ricerca.»

 

Per il suo straordinario contributo musicale a favore del dialogo interculturale, nel 2009 Jordi Savall (insieme alla moglie, il soprano Montserrat Figueras, scomparsa lo scorso anno) fu nominato “Artist for Peace” UNESCO. Proprio nella sede UNESCO di Venezia, il Cinquecentesco Palazzo Zorzi, Savall tenne una conferenza per il VCBM nel 2011. «La musica è l’unico linguaggio oggi che possa ancora rendere possibile un contatto tra oriente e occidente – dichiarò in quell’occasione il maestro catalano –. I nostri progetti coinvolgono spesso musicisti provenienti da Siria, Turchia, Israele, Armenia, Marocco… insieme tutti suonano, cantano portano armonia! Qualcosa che è necessario fare più spesso.»

 

Il Festival Monteverdi Vivaldi proseguirà a Venezia fino al 22 settembre. Gli appuntamenti di giugno, in particolare, attingeranno al repertorio seicentesco con il giovane ensemble belga Bel Ayre (15 giugno, Ca’ Corner della Regina – Fondazione Prada), congegnato intorno a Claudio Monteverdi, e con il Consort Opera Prima e il gambista Cristiano Contadin (29 giugno, Teatrino di Palazzo Grassi), ispirato al Canal Grande come “fonte di confluenze” europee.

 

Biglietti: 20€-50€ acquistabili anche on-line.

Info: www.vcbm.it, contact@vcbm.it tel. 041 2413891

 

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Jordi Savall ama accompagnare i propri dischi da testi di celebri scrittori. Così scrive Amin Maalouf, giornalista e scrittore libanese, su “Mare Nostrum”:

 

Oggi, il nostro mare comune è il luogo dove si eleva la Muraglia invisibile che divide il pianeta tra un Nord spaventato e un Sud disperato; e tra comunità planetarie che hanno l’abitudine di non fidarsi dell’«altro» e di distinguersi. Il mondo arabo e il mondo ebreo sembrano avere dimenticato la loro feconda parentela di una volta; l’Oriente musulmano e l’Occidente di tradizione cristiana sono impegnati in un dialogo tra sordi.

Per rendere alla nostra umanità scombussolata qualche segnale di sperenza, bisogna andare oltre un dialogo delle culture e delle religioni, verso un dialogo delle anime. Tale è, in questo inizio di XXI secolo, la missione insostituibile dell’arte. Ed è precisamente ciò che proviamo all’ascolto di queste bellissime musiche del perimetro mediterraneo, nate in epoche e terre diverse. Improvvisamente scopriamo, o ri-scopriamo che le civiltà che ci sembrano lontane tra di loro, e anche nemiche, sono sorprendentemente vicine e complici. Nel corso di questo viaggio nel tempo e nello spazio, ci chiediamo a ogni momento se i conflitti ai quali siamo abituati non siano ingannevoli, alla fine, e se la verità degli uomini e delle culture non risieda piuttosto in questo dialogo degli strumenti, delle voci, degli accordi, delle cadenze, delle improvvisazioni e dei respiri.

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